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Anno XVI - N. 3 Marzo 1923 In Marcia ! Direzione e Amministrazione: MILANO (29) Via S. Gregorio, 46 |
Il
buon diritto, trionfò Oggi, nel distaccarmi da Voi, dalla famiglia ferroviaria, un dovere debbo assolvere. Non è il testamento né vuole essere il Sermone. Ma è l'addio del fratello ai fratelli, del vecchio compagno di lavoro, ai giovani e vecchi compagni di lavoro. Vuole essere, oltre l'addio, oltre il caro saluto, un augurio; questo: «Voi, o buoni compagni, forse sarete sottoposti a dura prova. «Una ad una si tenterà - e forse si riuscirà - di annientare tulle le nostre già realizzate conquiste nel campo del Lavoro. «Non imputate ad alcuno lo scatenarsi di questa fosca tormenta che si abbatte su Voi, sui ferrovieri, sul Proletariato tutto. « E' fatale che sia così « E' il corso degli avvenimenti storici che oggi grava e si riversa sui , «deboli ». « Sappiate superare l'ora grave che incalza, con fredda serenità. «Stringetevi gomito a gomito; saldate anello con anello, la catena che avvince i salariati, saldatela col fuoco ardente della Solidarietà Umana. « Ricordatevi di essere i « fratelli più forti e maggiori » della famiglia ferroviaria; non abbandonate, non lasciate soli od impotenti alle prese col nemico, i « fratelli minori ». «Io vi auguro, o compagni Macchinisti e Fuochisti, di saper conservare le giuste benemerenze già tributatevi il buon nome da Voi conquistato presso i ferrovieri tutti; io vi auguro di poter superare, con dignità e fede, l'ora buia che passa e vi auguro infine di essere capaci a mantenere salde - o riconquistare se carpitevi - le Vostre già consacrate conquiste ». Ed è con questo fervido augurio ch'io «allontanato» da Voi, dalla famiglia ferroviaria - dal cieco livore di parte - che consegno a voi tutti, i più caldi e fraterni saluti augurali! Vostro sempre,
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Ai compagni carissimi del Personale di Macchina La comunicazione ufficiale dell'esonero dal servizio ferroviario, mi è stata fatta il giorno 26 febbraio. - La letterina è semplice; stereotipata Eccola: Si partecipa che
con deliberazione in data c 14 febbraio corr. di S. E. il Commissario
e Straordinario, ella è stata esonerata dal servizio ai sensi del
punto a) dell' art. 3 del « Per norma, Ella dovrà abbandonare subito il servizio» Mi limiterò a rilevare che si aveva ragione di pretendere, da gli uomini del «governo forte», una motivazione di esonero, più onesta e sincera. Si poteva e si doveva dire che per gli organizzatori del «Sindacato, Ferrovieri Italiani », per il Segretario della Commissione IV Categoria dei Macchinisti, Fuochisti ed Affini, per il Direttore del « In Marcia!» non vi è diritto di cittadinanza, nelle ferrovie statali ! Si è preferito, invece, trincerarsi all'ombra di un insidioso articolo di un Decreto di eccezione, e mi si «allontana» dalla famiglia ferroviaria, dai compagni del Personale di Macchina, con una oscura, capziosa motivazione: «scarso rendimento! ». Io respingo con sdegno la falsa motivazione, ed a miei testimoni e giudici chiamo Voi, compagni Macchinisti e Fuochisti, chiamo il mio «specchiatissimo» foglio matricolare! Ma la protesta è vana, che questa non è l'ora delle opera giuste ed oneste. Così, compagni carissimi dopo trenta anni di rude lavoro svolto sulla macchina, io vengo «aIlontanato» da Voi. |
Colpevole di aver offerto amore ed attività costante per le nostre sante rivendicazioni. E l'attestato di una vita
vissuta per il benessere collettivo, me l'offre la stessa
Amministrazione ferroviaria la quale, dopo sei lustri di pervicace
lavoro, mi consegnerà un libretto di pensione, con la qualifica di E' con vivo rammarico, che io subisco questo doloroso distacco da Voi, balda avanguardia del Proletariato ferroviario, specie in questo fosco periodo in cui si apprestano le armi nemiche per smantellare, una ad una, tutte le nostre conquiste, consacrale dalla Fede e dal sacrificio! Io ricorderò sempre, con cara nostalgia, le nostre ansie, le nostre speranze, le agitazioni, le nostre lotte. Quanto cammino; ricordate? I giovani non sanno, forse, non comprenderanno o non valuteranno, mai; ma Voi, compagni della «vecchia guardia» non potete dimenticare Non potete dimenticare - vero? - le condizioni di lavoro nelle quali ci dibattemmo sotto l' imperio dei negrieri delle «compagnie private» e, nelle prime albe, sotto le stesse ferrovie statali. Erano - ricordate? - le sopraffazioni inique; la denegata giustizia; l'arbitrio ed il favoritismo eretti a sistema; un trattamento assurdo, irrazionale, ingiusto nei compensi accessori; un regime di lavoro che sapeva gli spasimi dell'esaurimento fisico; l'umiliazione di un imposto trattamento incivile, antigienico, offensivo al, più tenue amor proprio dei singoli, nei luoghi di riposo - dormitori -; era insomma l'avvilente servaggio! Ma la fede, la costanza, la fiducia piena nella santità della nostra causa, furon capaci di cementare tutte le forze, tutte le energie; tutte le volontà e scendemmo in campo; vincemmo! |
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