SALUTE, AMBIENTE, IGIENE
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Come abbiamo accennato, le condizioni igienico - ambientali in cui si trovava ad operare il personale di macchina agli inizi del secolo erano realmente disumane.
Alla arretratezza tecnica dei mezzi di trazione, comportante un disagio per il personale che l'Azienda non si premuniva di tutelare neppure con i più banali strumenti, si aggiungeva la completa mancanza di strutture in cui eseguire i lavoro preliminari e seguenti il servizio di macchina, nonché la fatiscenza dei locali destinati al riposo ed al ristoro del personale.
A questi aspetti di scontro immediato con una realtà di disagio, rischio e nocività ne corrispondono altri, meno evidenti, che comportavano altrettanto nocumento alla salute ed all'integrità dei lavoratori. Erano quelli connessi alla stessa struttura del lavoro e la cui apparente ineluttabilità veniva progressivamente smascherata attraverso l'acquisizione di conoscenze medico - scientifiche e la conseguente richiesta di indagini a questo livello.
Gli effetti che sull'organismo producevano una serie di fattori non erano direttamente avvertibili, ma le documentate indagini che in altri settori si cominciavano a produrre stimolavano alla ricerca della possibile origine di quelle manifestazioni patologiche la cui incidenza, nel lavoro di macchina, era notevolmente superiore alla media.
Si apriva così anche la strada ad un concetto relativamente nuovo nella storia del sindacalismo: quello della prevenzione oltre che della tutela della salute.
Il ruolo che l'In Marcia svolge in questo contesto assume diverse connotazioni fra di loro spesso intersecate.
Da una parte vi è la denuncia costante del degrado delle strutture ferroviarie adibite al personale; quello che era un postulato dell'articolo programmatico diventa, già dai primi numeri, un dato operativo: il bisogno del personale di esternare le proprie critiche sulle condizioni pietose in cui versavano gli impianti forma l'oggetto di una rubrica che, anche se in maniera discontinua, seguirà tutta la storia di questi anni: "I nostri dormitori".
Il quadro che emerge da queste descrizioni non ha bisogno di ulteriori commenti per capire quale potesse essere lo stress sia fisico che psicologico cui era sottoposto il personale.
La quantità di interventi in proposito che continuano a pervenire soprattutto a partire dal 1909 fino alle soglie della guerra mondiale, sta a testimoniare quanto il problema toccasse nel vivo un aspetto determinante non solo del lavoro bensì della vita del personale di macchina. A partire da tale constatazione l'In
Marcia pianifica e razionalizza un intervento che, muovendo da una inchiesta di cui si fa promotrice fra il personale, (2) e per la quale si avvale dell'ausilio e della collaborazione di alcuni esperti, (3) individua precisi obiettivi di rivendicazione che formeranno l'oggetto di una parte del Memoriale che il Sindacato Ferrovieri presenta al Governo nel 1910.
Parallelamente, e forte del giudizio di inagibilità dato da tutti gli esperti medici interpellati, dalla rivista parte l'indicazione del rifiuto ad usufruire di quei dormitori che non fossero adeguati alle elementari norme igienico rivendicate.
Alla denuncia si viene cioè sostituendo un impegno attivo di mobilitazione che, lasciando al Sindacato il compito di riassumere ed elaborare le indicazioni che dalla categoria pervengono, risulta momento aggregante e decisionale fra i lavoratori.
Per comprendere l'importanza che la questione "dormitori" rivestiva, occorre tener presente, oltre allo stato indecoroso in cui questi versavano, una serie di fattori direttamente collegati alla necessità del riposo per il personale di macchina.
 Innanzitutto i turni di servizio si articolavano in media sulle 13-14 ore (4) con un solo riposo quindicinale; le soste fra le andate-ritorno ed i riposi fuori residenza erano perciò necessari al recupero di quelle energie che un impegno così prolungato richiedeva.
Inoltre il servizio in macchina non si presentava certo come dei più agevoli: la trazione era tutta a vapore, salvo le prime sperimentazioni elettriche che nel corso degli anni si cominciavano ad estendere; questo significava che Aiuto macchinista e Macchinista, accanto alla responsabilità ed alla tensione della guida, avevano l'onere della "spalatura" di circa 10 tonnellate di carbone. La cabina di guida, poi, era quasi completamente aperta (5) per cui intemperie o caldo, fumo e polvere erano il loro pane quotidiano; senza considerare che la guida si svolgeva tutta in piedi.
Sono questi gli aspetti su cui l' In Marcia apre una riflessione critica che la porta su un terreno, come accennato, parzialmente nuovo: quello della prevenzione.
I turni, l'orario di lavoro, la sostanziale diversità fra lavoro notturno e lavoro diurno, (6) le ripercussioni che sull'organismo avevano, a lungo andare, la stanchezza, la tensione, l'alimentazione insufficiente ed irregolare a causa degli orari, (7) nonché alcuni precisi fattori come il rumore, la ventilazione, ecc., diventano motivo di ricerca per la quale si stabilisce anche un rapporto sistematico di collaborazione con quegli esperti che già intervenivano nella indagine sui dormitori.
Un esempio di come insorgesse e venisse svolta una problematica può essere fornito da alcune questioni come quella del fischio della locomotiva. Nel 1909, a seguito di alcune lamentele sporte dai viaggiatori per il disturbo procurato appunto dal fischio della locomotiva all'approssimarsi delle stazioni, la Direzione Generale aveva emanato una circolare che ordinava al personale di limitarne l'uso quando entrava nelle stazioni stesse.
La reazione registrata dalla rivista è duplice: da una parte c'è l'amara ironia per come l'Azienda, così attenta a fornire una visione del proprio operato conforme a quanto l'utenza si aspettava, non si preoccupava poi minimamente di porre i propri dipendenti, "pubblici ufficiali", nelle condizioni più adatte a fornire quel servizio che loro si richiedeva: (8) dall'altra si riproducono una serie di articoli - alcuni, come "Per l'igiene dell'udito" del Marzo 1909, tratti da altre pubblicazioni - in cui si trattava scientificamente la questione dimostrando il danno che, soprattutto per l'addetto alla macchina ne derivava (9) e quindi avanzando una serie di rivendicazioni o suggerendo alcune alternative.
Ancora su come vengono affrontate singolarmente le questioni specifiche, tristemente emblematica è la successione che si verifica per quanto attiene alla ventilazione in galleria.
Più volte sollevata nel corso degli anni, dopo la parentesi della guerra che vede il silenzio totale su questi argomenti a causa delle condizioni generali avvertite come ben più drammatiche e degne di attenzione, viene riproposta con la lettera di un macchinista della Venezia Giulia nel Luglio del 1919.
A distanza di un solo mese si verificano delle morti per asfissia nelle gallerie e l ' In Marcia, con buona ragione, riporta la questione con il titolo lapidario: "Responsabilità".(10)
E di fronte all'immobilismo ed alla negligenza dell'amministrazione, è il personale a farsi carico anche questa volta dello studio di quegli accorgimenti tecnici che permetterebbero di eliminare il rischio. (11).
Alle varie, e a volte complesse problematiche specifiche, se singolarmente si registra una continuità nella trattazione, ciò non di meno l' In Marcia si propone anche di darne un assetto complessivo il cui presupposto di unità non può che identificarsi in due aspetti: da una parte il dato critico della irresponsabilità dell'Azienda rispetto alla salute dei lavoratori, dall'altra quello della individuazione degli obiettivi di prevenzione e di riconoscimento della professionalità di quelle malattie il cui insorgere è stato determinato, direttamente o indirettamente, dal tipo di lavoro o dalle circostanze esterne in cui questo è effettuato.
Ammettere il concetto di professionalità voleva dire ammettere anche, implicitamente, il rischio connesso ad alcune mansioni e, ben più allarmante per l'Azienda, la propria negligenza nell'apportare quelle misure di sicurezza reclamate dal personale.
Se perciò è facilmente intuibile la resistenza che incontrano le proposte di riconoscimento, non altrettanto è spiegabile l'atteggiamento incurante dell'Azienda nei confronti delle anche modeste migliorie che avrebbe potuto apportare se non risalendo ad una analisi più complessiva di come la burocrazia generale, favorendo l'inettitudine e la irresponsabilità di molti funzionari, inceppasse ed ostacolasse il recupero di efficienza e funzionalità che non poteva che passare anche attraverso una gestione più moderna e meno sacrificante del personale e delle strutture.
Il primo approccio della rivista con la questione delle malattie professionali avviene dal punto di vista scientifico: attraverso un'opera di divulgazione degli, seppur ancora rari, studi esistenti ci si propone innanzitutto di sensibilizzare un personale ancora troppo facile preda di una concezione fatalistica che gli impediva di cogliere il nesso fra le condizioni di lavoro ed il manifestarsi di alterazioni patologiche nel proprio organismo. (12).
Si affronta cioè il problema in modo sistematico pur non trascurando, ma anzi svolgendo parallelamente, la
trattazione delle singole questioni attinenti al rischio ed alla nocività.
Se l'individuazione di alcune cause di nocività porta a rivendicazioni immediate, come avviene per la mancanza di igiene per i dormitori, più complesso risulta invece stabilire un quadro organico di proposte per quanto riguarda le malattie professionali.
Fino a dopo la guerra ci si muove su un terreno che è più di ricerca e di divulgazione che non di rivendicazione propositiva. Certo l'intervento costante della rivista favorisce quella presa di coscienza fra i lavoratori necessaria a far sì che il riconoscimento delle malattie professionali diventi un obiettivo mobilitante.
A questa crescita di coscienza non è disgiunto, a nostro avviso, un elemento che si ritrova in ogni articolo fatto dalla redazione. È il dato costante della messa a nudo, e quindi della critica, dell'atteggiamento dell'Azienda impersonata dal Servizio Sanitario.
Alla denuncia delle condizioni e delle cause della nocività corrisponde la ricerca concreta delle responsabilità che diventa da subito critica feroce di tutto un apparato burocratico la cui funzione fiscale suona ridicola di fronte alla gravità di alcune situazioni.
Si identifica cioè una precisa controparte, antagonista al personale proprio in quanto detentrice di un potere reale su uno dei beni più inalienabili dell'uomo: la salute.
Non solo, il quadro del Sanitario che emerge ridicolizzato, lo squalifica anche sul piano di una pretesa autorità in campo scientifico. Prendiamo per esempio la questione dell'alcolismo trattata dal congresso dei medici FS così come viene vista da Spartaco sul primo numero dell'In Marcia. (13)
Mancanza di un qualsiasi tipo di conoscenza della realtà del servizio ferroviario, incompetenza anche tecnica della utilità rispetto a certe condizioni dell'uso moderato di bevande alcoliche, sommato ad una buona dose di denigrazione morale - e noi aggiungiamo di classe - rispetto ad un sapere asservito unicamente ad una concezione di potere; il quadro che emerge del Servizio Sanitario contribuisce a ridimensionare la concezione ancora imperante di una scienza medica al di sopra delle parti.
Ed ancora, vi è in altri casi la denuncia di un operato a dir poco ignobile da parte sia dei medici FS in modo individuale che dall'apparato del Servizio Sanitario.
È il caso, per un verso, dell'atteggiamento arrogante ed al contempo inetto tenuto dai medici di reparto, (14) dall'altro delle norme restrittive impartite dal Servizio Sanitario per le quali la constatazione ed il riconoscimento della malattia diventano semplicemente un fatto meccanico di accertamento di stati febbrili, escludendo con ciò anche quel minimo di orgoglio professionale che si presupponeva dovesse esistere fra gli addetti sanitari. (15)
Il colmo dell'imprevidenza che caratterizza l'atteggiamento di Sanitari lo si verifica nelle occasioni che più mettono a repentaglio la salute non solo del personale, ma anche della collettività. (16)
Dal giudizio drastico che corre fra le righe di ogni articolo che in proposito la rivista pubblica, facile è il passaggio ad una presa di posizione più teorica che coinvolge non tanto o non solo l'operato del Servizio Sanitario quanto tutta la gestione e la strutturazione della Azienda FS. (17)
Il passaggio dalla denuncia, alla rivendicazione, alla critica di una struttura di potere che è poi critica dell'ordinamento dello Stato, non è tanto cronologico quanto logico.
È un dato costante della rivista che del singolo, quanto del complesso dei problemi, si cerchi di fornire una visione ed una spiegazione che non si limita all'evidenza, ma ne studia i nessi e le correlazioni che sovente travalicano il campo sindacale. Alla base di questo, se da una parte vi sono radicate convinzioni sociali e politiche, dall'altra non si può escludere anche un intento pedagogico che caratterizza gran fatte della stampa sindacale dei primi decenni del '900. E un intento volutamente teso a rendere cosciente della
propria condizione, e delle responsabilità a questa connesse, una massa operaia i cui strumenti culturali venivano implicitamente giudicati insufficienti e a contribuire così a quel processo di emancipazione - "elevamento morale" -, postulato programmatico della rivista.

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