SALARIO
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Era luogo comune, agli inizi del secolo, considerare i ferrovieri, e soprattutto il personale di macchina, come una categoria privilegiata. Alla formazione di questa opinione molto aveva contribuito la campagna denigratoria della stampa, in primo luogo contro le lotte, culminate nello sciopero del 1902, che avevano strappato quei miglioramenti che da quasi 20 anni il personale stava aspettando. Campagna le cui argomentazioni non potevano basarsi però sulle "irragionevoli" rivendicazioni dei ferrovieri, quanto sui pericoli che la paralisi del trasporto pubblico rappresentava.
In secondo luogo, le distorte informazioni di quella che era in realtà la paga del ferroviere. Ed in questo caso col termine ferroviere si tendeva ad identificare pressoché unicamente il personale di macchina visto sovente più come il "simbolo" dei lavoratori del trasporto ferroviario che non come una delle tante categorie.
Dunque, la struttura del salario del personale di macchina risultava oltremodo composita: ad una parte fissa, rimasta sostanzialmente ferma ai livelli della fine del secolo, se ne aggiungeva una variabile la cui incidenza era preponderante.
Quest'ultima, chiamata Competenze Accessorie, era formata da una serie di "voci" che rappresentavano per un verso la quantificazione economica della atipicità del lavoro ed il riconoscimento dei rischi e disagi connessi a questo, per l'altro dei premi e degli incentivi il cui scopo di divisione e l'arbitrarietà della loro assegnazione generavano manifestazioni di opportunismo quanto non di vera e propria frode.
La diaria (o assenza dalla residenza), l'indennità di pernottamento, di trasferta, quella per i chilometri, la notturna, il soprassoldo per servizio in galleria (1) ecc. erano quella parte delle competenze accessorie legate al servizio effettivamente prestato che costituivano, teoricamente, più della metà del salario. (2)
La sproporzione, di per se già grave sé considerata nei confronti del personale che per qualsiasi motivo si doveva assentare dal servizio, era accresciuta da altri fattori connessi a come il servizio si articolava per impianto e per turno, alla disciplina, agli addebiti che costituivano l'altra faccia della medaglia di alcuni premi incentivanti.
Per primo la quantità del servizio non era ripartita nello stesso modo in tutti gli impianti; c'erano quelli più importanti con una mole di lavoro più cospicua rispetto al piccolo Deposito che serviva rami secondari di traffico locale; inoltre il fatto che i turni si articolassero sulle macchine faceva sì che quelle più moderne o in migliori condizioni di manutenzione fossero quelle che più rendevano agli effetti della percorrenza.
In secondo luogo i provvedimenti disciplinari assumevano le forme di sanzioni economiche (le multe, i ritardi di avanzamento nello stipendio, le sospensioni, ecc.) che, elargite in modo "generoso", soprattutto come forma di ritorsione in occasione delle agitazioni del personale, contribuivano alla decurtazione ulteriore del salario nominale.
Per ultimo, sempre legato a come si configurava la prestazione lavorativa, esistevano degli incentivi che, nati probabilmente per premiare le capacità del macchinista, erano diventati un'arma a doppio taglio nelle mani dell'amministrazione statale.
Uno di questi, il più importante, era il Premio di Economia di Combustibile e materie grasse che da solo faceva la parte del leone nelle competenze accessorie in duplice senso: come singolarmente più importante rispetto alle altre indennità, ma anche come forma di addebito quando si superava il limite del consumo
previsto dalla normativa. (3)
L'Amministrazione otteneva così un recupero economico oltre a scaricare le responsabilità di un maggior consumo sul personale anziché sullo stato di manutenzione dei mezzi di trazione. Senza considerare poi il fatto che il consumo variava in maniera determinante sia rispetto ai diversi gruppi di locomotive, sia fra le singole macchine, anche di uno stesso gruppo, a seconda dell'anno di costruzione, della manutenzione. ecc.
A queste considerazioni sulla struttura del salario, che avremo modo di esplicitare meglio in seguito, occorre anche aggiungere alcune osservazioni riguardanti il suo valore in assoluto.
Dalla relazione ufficiale del Direttore Generale sulla situazione ferroviaria in Italia si rileva che "il rapporto delle spese di personale per l'esercizio rispetto ai prodotti fu nel 1907-8 del 47,70 per cento; nel 1906-7 del 48,30; nel 1904-5 del 50,30 per cento".(4) Se accanto a questo consideriamo il fatto che il personale effettivo era negli anni 1904-5 poco più di 100.000 mentre al 30/6/1908 era salito a 144.889 (5), vediamo come vi fosse un notevole calo di spesa per il personale. Inoltre questa tendenza alla diminuzione, anziché attestarsi su questi livelli, risultava progressiva, tanto che nel 1913 gli stipendi avevano toccato punte più basse anche rispetto ai miglioramenti conseguiti nel 1902. (6)
Prima di addentrarci nell'analisi dell'intervento del I 'In Marcia in merito alla denuncia delle cause di questo stato di cose e sulle proposte di parziale riforma della struttura del salario, occorre fare una premessa più generale sul modo come la rivista affronta questa tematica e sul peso che questa ha sulla sua economia complessiva. Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere da una rivista di carattere sindacale, le rivendicazioni economico-salariale non sono mai argomento di trattazione fine a se stesso. Si parla sempre di "elevamento economico morale" e questo concretamente significa che difficilmente si trova una esposizione specifica e dettagliata delle richieste inerenti i livelli stipendiali o la quantificazione delle migliorie da apportare alle Competenze Accessorie se non come resoconto dei Congressi o dei deliberati della Commissione di Categoria.
Si tende piuttosto all'analisi del rapporto che esiste fra normativa, condizioni di lavoro e salario e fra questo e le intenzioni discriminatorie e punitive dell'Azienda. Nonché a ricercare, anche nella politica salariale, le cause dirette delle divisioni esistenti nella categoria e a considerarla come una logica conseguenza di una mentalità burocratica che risultava incompetente rispetto alle condizioni dell'esercizio, soprattutto per quanto riguarda le farraginosità dell'aspetto disciplinare, incurante delle gravi carenze di un apparato produttivo sfruttato oltre i limiti delle possibilità ed arroccato in norme e regolamenti spesso anacronistici.
Esiste anche però un limite oggettivo di sottovalutazione dell'influenza determinante che l'aspetto economico esercitava sul personale: l'atteggiamento moralistico assunto in alcune questioni porta a precorrere i tempi con richieste la coscienza delle quali non era sufficientemente matura fra il Personale di Macchina. Alla base di questo atteggiamento vi era sicuramente un presupposto di giustizia salariale, ma anche una analisi insufficiente delle probabilità di successo di una mobilitazione per abolire i singoli aspetti delle competenze accessorie staccandoli da un discorso di rivalutazione complessiva di tutto il trattamento salariale.
C'è una sorta di cesura fra quello che riguarda l'aspetto più direttamente legato alle condizioni ed alla professionalità del macchinista, ovvero le Competenze Accessorie, e ciò che invece è la parte fissa del salario, la cui trattazione viene in un certo senso delegata interamente al Sindacato.
Vero è che la rivista nasce e si fonda sul proposito di intervenire sui problemi specifici della categoria affiancando e non sovrapponendosi in ciò all'opera del SFI, ma nel caso delle considerazioni sul trattamento economico, questo assunto si traduceva in uno schematismo che non forniva una valutazione complessiva dell'indole e delle motivazioni delle richieste sostenute.
Atteggiamento questo che verrà poi graduandosi nel tempo sulla scorta anche della lezione che soprattutto l'insuccesso della mobilitazione del Giugno ' 14 avrebbe impartito.
A partire da questa premessa possiamo individuare, a livello metodologico, due filoni sui quali si condensa l'intervento dell'In Marcia. In primo luogo l'analisi, già accennata, della interrelazione fra gli aspetti normativi, disciplinari ed il trattamento del personale.
In secondo luogo l'agitazione per l'abolizione del Premio di Economia che sarà l'asse portante dell'intervento diretto sul salario dall'inizio fino alla cessazione della pubblicazione, e che implica la considerazione dello stesso rapporto con la mobilitazione e le lotte sindacali.
Per quanto riguarda il primo punto, abbiamo già detto come fattori indipendenti dalla volontà e capacità del personale contribuissero ad una ingiustificabile variazione della retribuzione a parità di prestazione lavorativa.
L'analisi della rivista parte dalla constatazione di questa diversità resa ancor più aspra da procedure contabili dalle quali non era possibile revisionare l'esatta corresponsione delle competenze maturate, (7) per arrivare ad individuarne esattamente le cause.
Se la differente resa di una locomotiva era dovuta in parte a fattori atmosferici e geografici (pendenza, gallerie, percorsi sinuosi, ecc.) ciò che esercitava maggior influenza erano in realtà una serie di dati tecnici come il peso del treno, la velocità d'orario in confronto alla velocità massima consentita dalla linea, la condotta del fuoco durante gli stazionamenti, eventuali ritardi da recuperare, la qualità del combustibile (8) e non ultimo lo stato di manutenzione della macchina assegnata che invece erano totalmente ignorati nel computo dell'Amministrazione. Macchine che i "dirigenti i depositi non hanno potuto, saputo o voluto far riparare" (9) ordinamenti burocratici e non ultima la gravosità dei turni che, se risultava massacrante per il personale, altrettanto lo era per il mezzo a questi assegnato, erano gli aspetti direttamente legati alla responsabilità della gestione aziendale le cui ripercussioni sulla disomogeneità delle competenze del personale non tardano a creare il presupposto di una critica radicale a tutto il sistema delle retribuzioni basato come era su questi fattori "imponderabili", arbitrari, staccati dall'effettivo lavoro. (10)
Allo stesso risultato si arriva anche seguendo la strada della disciplina. Il sistema disciplinare era inteso, in quel periodo, come una forma essenzialmente punitiva avendo come immediata conseguenza delle sanzioni economiche come le multe, la privazione dello stipendio, l'addebito diretto al personale di presunte anormalità o danni arrecati alla circolazione. (11)
Quando invece, la maggior parte delle volte, queste anormalità erano da attribuire alla insufficienza dell'organizzazione del lavoro o all'insufficienza delle macchine.
L'avvio concreto dell'agitazione, tendente ad ottenere la riforma del sistema di valutazione per L'attribuzione delle competenze accessorie, prende le mosse dall'elemento più macroscopico; il Premio di Economia di Combustibili e materie grasse. Era quello che più di ogni altro rappresentava, oltre che per l'incidenza economica che aveva, il simbolo dell'arbitrarietà e dell'insufficienza dei parametri cui era riferito e l'uso discriminatorio e accattivante fattone dall'Azienda. (12)
L'aspetto più grave era rappresentato dalla divisione che creava fra il personale grazie alla facilitazione che offriva a comportamenti disonesti ed opportunistici. Le "frodi nelle carbonaie", ossia la non registrazione del quantitativo esatto di combustibile prelevato, erano il mezzo più semplice di tutela individuale dei propri interessi, e tanti erano anche i casi di dichiarate connivenze della dirigenza locale al fine di crearsi un'area di disponibilità per le esigenze non programmabili secondo le norme stabilite.(13)
Questo aspetto "morale" è quello su cui più indulge l'attenzione della rivista, ed è quello che, più di ogni altra considerazione, dà origine al dibattito sull'abolizione del Premio di Economia.
Tutta la portata sovvertitoria di un simile obiettivo dovette risultare ben chiara ai componenti della Commissione di Categoria se al centro del Convegno di Categoria del Luglio 1911 fu posto come argomento principe di discussione.
L'esperienza personale e sindacale non consigliava però di proporlo come obiettivo immediato al personale: occorreva una mediazione che facesse crescere
la coscienza della natura arbitraria ed ambigua di questo incentivo e preparasse il terreno alla possibilità di una sua totale eliminazione.
Strumento di ciò avrebbe dovuto essere il "Conto Collettivo" la cui esperienza, fatta in qualche Deposito, era già stata ampiamente riportata sull'In Marcia.
Si trattava della collettivazione di perdite e guadagni derivanti dal premio in questione, di modo che si stemperassero gli effetti dei favoritismi o delle differenti contingenze che creavano la disparità. (14) Si inizia con questo una campagna con la quale si attivizzano concretamente tutti i rappresentanti dell'In Marcia nei Depositi, e che vede una continuità di pubblicazione per quasi due anni.
L'indole morale delle argomentazioni sostenute sfocia nell'avvio di una rubrica "Epuriamo", che, partendo dal presupposto del "Chi non è con noi è contro di noi", denuncia aspramente le illegalità, gli abusi, le frodi di cui lo stesso personale si faceva responsabile. (15)
Con "Epuriamo" viene però attenuandosi il mordente di critica del sistema di corresponsione delle competenze nel suo complesso ed all'Azienda come responsabile di tale stato di cose, e si accentua invece una tendenza, già verificata per altre questioni come ad esempio "Forche Caudine", a racchiudere il problema alla lotta ai soli comportamenti fraudolenti o servili del personale.
Non a caso nel 1913, a due anni di distanza, la situazione risultava poco mutata rispetto a quella che aveva dato origine all' agitazione. (16) Anche perché l'individuazione di questo obiettivo aveva portato a trascurare - nel campo dei problemi salariali - il dibattito sul resto delle competenze accessorie.
L'analisi dei motivi della non affermazione dell'agitazione si ferma però alla constatazione che permanevano gli atteggiamenti individuali e quindi la divisione della categoria, senza ricercarne le cause più profonde e pertanto anche le responsabilità nel modo in cui era stata condotta l'agitazione stessa.
Si ripropone invece la ripresa della lotta per l'estensione del Conto Collettivo tornando a ribadirne il significato di strumento per l'abolizione del Premio di Economia (17) e dando, questa volta, precise scadenze. (18)
Il 1 ° Giugno 1914 in tutti i Depositi della rete avrebbe dovuto scattare il rifiuto del personale a recepire individualmente il premio di economia e la devoluzione dello stesso ad una cassa comune dalla quale sarebbe poi stato diviso in parti uguali. Male avvisaglie di un fallimento della proposta fecero prendere alla Commissione di Categoria la grave decisione di sospendere la mobilitazione e di rassegnare le proprie dimissioni. (19)
Si chiude in questo modi una fase caratterizzata da una sopravalutazione dell'ascendente che poteva rappresentare il principio egualitario, - svincolatosi però dal rapporto con la critica globale e tutto un sistema retributivo, e soprattutto non corroborato da altrettanta iniziativa per un giusto riconoscimento della professionalità legato ad un programma di miglioramenti economici generale - nei confronti di una situazione salariale talmente insufficiente da essere di per se stessa un incentivo agli arrangiamenti individuali.
D'ora in avanti si fa strada un atteggiamento nuovo che recupera, su un terreno più complessivo, anche la possibilità di arrivare ad un pronunciamento plebiscitario della categoria contro il Premio di Economia.
Si mette in discussione appunto la struttura del salario che, ripercorrendo le constatazioni fatte nei primi
anni sull'influenza dell'organizzazione del lavoro, della normativa e della disciplina, e soprattutto sull'uso discriminatorio da parte Aziendale dell'attribuzione delle diverse competenze, viene descritta ora come "un complicato ed incerto meccanismo che anziché raggiungere lo scopo di un maggior rendimento lascia persistere un lavoro amministrativo e contabile del tutto infruttuoso". (20)
L'aspirazione alla radicale riforma del "sistema" di corresponsione (21) si viene cioè precisando in un'ottica che sarà anche quella delle grandi battaglie sindacali del secondo dopoguerra: l'inglobamento parziale delle competenze nella parte fissa della retribuzione, fatto salvo il riconoscimento economico della specificità produttiva e della professionalità. (22)
Anche l'agitazione fra il personale assume un connotato diverso: la critica dell'organizzazione del lavoro, alla normativa, ecc., alla base della richiesta di abolizione del Premio di Economia, si traduce essa stessa in dibattito, proposte e richieste mobilitanti. Il grosso dibattito che si sviluppa, ad esempio, sulle "grande riforma" dell'organizzazione del lavoro, fondata sulla "assegnazione" della macchina al personale, ha uno dei suoi presupposti riconosciuti proprio nella sperequazione salariale che comportava. (23)
Si tende a riunificare obiettivi finora agitati singolarmente, come il conto collettivo, in un'unica richiesta organica che tocca gli aspetti salienti della condizione di lavoro del personale.
Così la mobilitazione che, a partire dal 19, porterà allo sciopero generale del gennaio 1920 segna il punto più alto di una maturità rivendicativa lungamente ricercata anche attraverso l'opera costante dell'In Marcia.
Alla conquista delle otto ore, al riconoscimento dell'organizzazione sindacale in seno agli organi aziendali ecc., si affianca il raggiungimento non tanto o non solo dell'abolizione del Premio di Economia, bensì della "formazione delle tabelle organiche conglobando negli stipendi e paghe, in via di massima, i premi e le competenze accessorie". (24)
Non staremo a seguire le vicende che, anche in questo caso, segneranno il successo della reazione e della restaurazione (25), ci preme invece porre l'attenzione sul ruolo della rivista che sulle questioni salariali, come pure su quelle dell'organizzazione del lavoro e normativa, diventa più concretamente operativo sfruttando la ramificazione di una propria rappresentava che, dopo pochi anni dalla prima pubblicazione, si era andata velocemente costituendo.
Ma per operativo vogliamo intendere anche qualcosa di più: in una situazione in cui pochi ed insufficienti erano gli strumenti di dibattito e di scambio fra il personale, ed in cui volutamente scarsa era l'informazione data dagli organi ufficiali, il ruolo dell'In Marcia si dimostra essenziale alla conoscenza, all'estensione ed alla maturazione di quegli obiettivi sindacali il cui significato testimoniava anche la crescita di coscienza sociale e sindacale che la rivista si prefiggeva.

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