RICORDANDO  AUGUSTO CASTRUCCI            

  Lo incontrai e lo conobbi nell'estate/autunno 1949 nella sede del S.F.I. di Milano, in via Superga.
     La riunione era numerosa, moltissimi gli anziani, pochissimi i giovani. Io facevo parte di uno dei primi concorsi esterni del dopoguerra.
Parlava della situazione difficilissima dei ferrovieri e del "loro" Sindacato, ancora ferito a fondo dalla scissione del 1948. Non aveva niente del tribuno, nessun accento retorico o populistico; sgranava il suo ragionamento in modo logico, lucido, consequenziale come se applicasse i precetti di Cartesio.
     Sentiva il peso delle difficoltà, delle responsabilità, quella della scissione sindacale e della temperie politica centrista, per alcuni aspetti quasi reazionaria verso la Sinistra, verso la CGIL ed il Sindacato Ferrovieri Italiani.
     Guardava con insistenza ai pochi giovani in sala e mi sembrò che particolarmente a loro, a noi, a me, volesse rivolgersi con la crudezza dei fatti che vivevamo e con la capacità di persuasione di chi sente di stare dalla parte giusta dell'impegno politico, con la dolce forza interiore di chi ha sofferto tanto la vita, di chi l'ha vissuta con grande dignità, onestà e coraggio.
     Negli anziani suscitava emozione ed applausi; nei giovanissimi stimolava la voglia a cominciare l'impegno o a continuarlo per chi, fra noi, aveva già vissuto, giovanissimo, i mesi della Resistenza.
     Parlava di questioni concrete, toccava i problemi veri, aspri, del lavoro faticosissimo dei ferrovieri di trincea e del salario da paese coloniale. Indicava obiettivi e faceva proposte ragionate, praticabili.
     Colpiva, soprattutto, l'onestà del ragionamento, la pacatezza della riflessione a voce alta, la determinazione che gli si sentiva dentro. Sembrava una contraddizione la sua forza interiore rispetto alla sua persona piuttosto esile e mite.
     In quella prima occasione alcuni di noi rinnovarono l'impegno a continuare la lotta sociale, altri, forse, cominciarono ad avvicinarsi alla milizia sindacale e politica.
     A riunione conclusa, ci venne vicino per conoscerci, nome, cognome, età... da quale passato venivamo... cosa volevamo fare per il nostro futuro e un po' per quello degli altri...
     Fu l'incontro con un "uomo vero" che del mondo e degli uomini aveva conosciuto moltissimo nel bene e nel male. Soprattutto perché aveva vissuto gli anni del fascismo come perseguitato politico e quindi aveva sempre e con dignità pagato di persona. Eppure aveva conservato una grande fiducia negli uomini che, come leader del grande e glorioso "S. F. I. ", cercava di organizzare per lottare per un mondo più vivibile per tutti.
     Questa era l'uomo Augusto Castrucci di cui vorrei rammentare il messaggio che trasmise ai ferrovieri il 12 maggio 1945, a 17 giorni dalla Liberazione:

 "Compagni ferrovieri al lavoro! Date tutte le vostre energie, tutta la vostra intelligenza per la ricostruzione, per il riassetto di tutti gli impianti ferroviari così indispensabili al nostro Paese, e in rinnovato spirito di dignitosa disciplina date prova, a tutti, che siete maturi e degni della riconquistata Libertà sindacale, morale e  politica"!

Un grande uomo, un Capo esemplare, un compagno leale, un maestro di vita per noi, per me, giovanissimi che abbiamo avuto l'onore del suo insegnamento e della sua amicizia.

                                                                                                      Valentino Zuccherini