Con la
statalizzazione delle ferrovie non si era certo determinata una svolta radicale
rispetto alle norme che regolavano il lavoro e la gestione del personale.
Le rivendicazioni dei ferrovieri, alla base della fallita agitazione del 1905,
che all'interno delle proposte sul riassetto ferroviario comprendevano a buon
titolo la denuncia delle anacronistiche condizioni di lavoro in cui erano
costretti ad operare, erano state sostanzialmente disattese dalla Legge 137 con
cui lo Stato riscattava dalle Compagnie l'esercizio ferroviario.
Se lo stato di deperimento in cui le Compagnie avevano lasciato il materiale
ferroviario, a causa di quella logica del profitto che aveva comportato il super
sfruttamento di uomini e mezzi, dette origine ad un quasi immediato avvio a
nuove costruzioni con forti commesse per l'industria italiana, non altrettanto
si può dire per quanto riguarda la gestione del personale il cui rapporto di
lavoro veniva regolamentato ancora tramite i "Regi Decreti" scaturiti
nel periodo delle Convenzioni. Se nominalmente i ferrovieri, diventando pubblici
ufficiali, avevano cambiato (per non dire peggiorato se si pensa al divieto di
sciopero) la loro posizione giuridica, nei fatti si erano trovati a dover fare i
conti con il permanere di un ordinamento amministrativo e disciplinare, nonché
delle norme sull'orario di lavoro, che disattendeva ogni loro speranza di
cambiamento.
In più, con l'avvenuta statalizzazione, andava prendendo corpo un fenomeno i
cui effetti si sarebbero prolungati ed aggravati nel tempo: ad una
centralizzazione operata in maniera frettolosa e per cui, tutto sommato, gli
organi dello Stato non erano tecnicamente preparati, corrispondeva una
burocratizzazione e nel contempo una deresponsabilizzazione dei funzionari che,
ai vari livelli, avrebbero dovuto garantire dell'efficienza gestionale e
produttiva della nuova
Azienda.
Questo comportamento si traduceva, nella realtà quotidiana del lavoro, in un
aggravamento della situazione sotto tutti i riguardi. Parlando espressamente del
personale di macchina, che d'ora in poi sarà il riferimento obbligato della
nostra analisi, i problemi posti dalla unificazione delle tre reti avevano
significato un grosso sforzo per sopperire alla deficienza di materiale ed agli
ostacoli tecnici che si frapponevano ad un buon andamento del servizio,
accollandosi l'onere di un appesantimento dei turni e dell'orario con la
illusione che, trascorso il periodo transitorio anche per il personale si
sarebbe provveduto ad attuare una serie di miglioramenti sia normativi che
salariali.
Quando nasce l'In Marcia, invece, la situazione tende a stabilizzarsi su di un
livello che, penalizzando il personale, faceva ad esso pagare i costi di un
rilancio in termini quantitativi del trasporto ferroviario.
Se prima con le Società, per un rapporto di dipendenza diretta che si stabiliva
fra dirigenza ed addetti, in alcuni casi si era riusciti ad ottenere una
umanizzazione del servizio - anche in deroga alle disposizioni di legge
esistenti - ora l'applicazione ferrea ed incondizionata delle medesime
disposizioni (per altro, come più volte ripetuto, anacronistiche rispetto
all'evoluzione del servizio) creava le condizioni per un peggioramento
sostanziale per il personale.
Inoltre, se ingenti investimenti erano andati alla costruzione di linee ed
all'acquisto di mezzi, niente era stato speso per l'ammodernamento degli
impianti ferroviari che versavano ormai in pietose condizioni igienico -
sanitarie.
I problemi posti da questa situazione, vuoi in ordine alla salute, all'ambiente,
alla sicurezza sul lavoro, ma anche normativi, salariali, professionali, sono
l'ossatura sulla quale si regge il corpo della rivista tramite la denuncia, la
controinformazione, l'aggregazione e la mobilitazione su queste tematiche che
rappresentano la specifica connotazione del personale di macchina.
Vedremo come non esista cesura fra la trattazione di queste tematiche, che per
comodità chiameremo specifiche della categoria, e l'intervento sulle questioni
di fondo della vita sindacale e politica.
Sovente si tratta di un rapporto dialettico che partendo dalla considerazione e
dall'analisi di uno status quotidiano ne illumina le cause più profonde non
solo rispetto alla individuazione di responsabilità concrete, ma anche ad un
sistema delle cui scelte economico-produttive e politiche si fornisce una
critica radicale.
Ed ancora, su questa critica si agitano proposte ed ideali il cui tramite viene
presentato e vissuto come l'organizzazione sindacale.
Oppure nell'affrontare le tematiche specifiche si dà ad esse un respiro che
travalica i limiti della stretta rivendicazione economica o normativa diventando
questione morale, organizzativa, di etica professionale.
In questo capitolo ci proponiamo di esaminare singolarmente come la rivista
affronta i principali temi attinenti alla condizione specifica del personale di
macchina.