Abbiamo detto che la spina
dorsale su cui si regge la rivista è costituita dalle questioni specifiche
della categoria.
Nata con lo
scopo di fornire uno strumento di dibattito e di conoscenza ad una categoria la
cui peculiarità impediva un facile scambio e che, per la stessa peculiarità si
trovava quotidianamente di fronte a problemi d'indole tecnica e normativa
difficilmente classificabili, non per questo il suo compito può essere
paragonato a quello di un "notiziario professionale".
Sia nel modo
in cui si affrontano le questioni specifiche, che per il coerente svolgimento
del presupposto di "elevamento morale" su cui si fondava.
La
collocazione delle prime avviene cioè nel contesto dell'analisi di un
determinato rapporto di produzione che implicava l'esame del ruolo del trasporto
pubblico e dell'influenza su di questo della gestione statale.
L' "elevamento
morale", la coscienza unitaria e di classe alla formazione della quale la
rivista orientava il proprio intervento, trovano nelle tematiche più generali
il fondamento su cui articolarsi in un costante rapporto dialettico con la
specifica condizione dei lavoratori cui ci si rivolgeva.
L'esperienza
sindacale di cui la rivista è portavoce non è il rivendicazionismo (pur sempre
legittimo in una situazione di palese sfruttamento), bensì il tentativo di
offrire, proprio partendo da una data condizione produttiva, gli elementi e gli
strumenti per una analisi che investiva il complesso dei rapporti sociali e
politici alla base di quella condizione.
Già
nell'esame di come venivano trattati i problemi più particolari della categoria
è emerso il ruolo attivo della rivista come organizzatrice sindacale e
culturale del confuso malcontento e della critica che proveniva dai lavoratori;
ancor di più, trattando specificamente gli aspetti di organizzazione sindacale,
di gestione del trasporto pubblico ed anche quelli più propriamente politici,
ci troviamo di fronte non ad una gíustapposízíone di problematiche
interessanti una minoranza (anche se la più cosciente), bensì una unità
attiva idealmente ed operativamente che filtra la realtà politica e sociale
attraverso la lente della specifica condizione dei lavoratori cui si rivolge.
È questo, al
di là dei contenuti, l'aspetto forse più interessante dal punto di vista
metodologico; anche perché
ad una dichiarata avversione a qualsiasi "inframmettenza" con i
partiti politici corrisponde poi una precisa e chiara consapevolezza politica
che però non viene mai "calata dall'alto", bensì emerge dalla
sapiente impostazione e regia dei dibattiti, anche i più "eversivi"
rispetto alla disciplina sindacale, cui si dà vita.
Abbiamo scelto
i tre aspetti su cui incentrare la nostra ricerca nell'Esercizio di Stato, nel
dibattito ed organizzazione sindacale e nei problemi posti dagli aspetti
repressivi a partire dalla stessa disciplina, tralasciando ad esempio l'analisi
del giudizio e del comportamento della rivista nei confronti di alcuni eventi
determinanti della vita politica e sociale (e non solo Italiana) di quegli anni,
perché ci è sembrato più coerente con l'impostazione stessa dell'In Marcia
che si pone essenzialmente come "organo" sindacale.
Se prendiamo
in effetti come si affrontano alcune tematiche (e qui pensiamo alle più gravi
quali la guerra o la rivoluzione russa) vediamo che esse raramente sono oggetto
di una presa di posizione dettata dalle convinzioni politiche di Castrucci e
della Redazione.
Non di meno la
loro influenza è determinante e chiaramente espressa nell'orientamento del
dibattito che sulla rivista ha luogo.
Abbiamo
preferito pertanto non isolare in uno specifico paragrafo l'atteggiamento nei
confronti della realtà politico-sociale e degli eventi storici del primo
ventennio del nostro secolo, quanto seguirne, all'interno della dimensione più
propriamente sindacale in cui si colloca l' In Marcia, l'influenza particolare
ed in alcuni casi decisiva.