Gennaio 2008
ANCORA PERSECUZIONI DISCIPLINARI PER I MACCHINISTI A BOLOGNA
Un nuovo gravissimo attacco disciplinare ai ferrovieri ed in particolare ai macchinisti da parte dei dirigenti di Bologna.
Due macchinisti, Roberto Palombo e Luigi Malvone, delegati ed attivisti sindacali, del deposito di Bologna, da sempre in prima fila nelle battaglie per la difesa dei lavoratori, hanno ricevuto una gravissima sanzione disciplinare - otto giorni di sospensione ciascuno - per aver rifiutato di assistere all’istruzione teorica finalizzata all’agente solo e per aver contestato all’azienda le violazioni contrattuali e l’illegittimità della formazione su un argomento ancora controverso e sottoposto ai vincoli della contrattazione sindacale.
CONVEGNO SULLA SICUREZZA SUL LAVORO
promosso dal “Coordinamento 12 gennaio”
16 FEBBRAIO 2008, dalle 10 alle 14,
presso la sala Farnese di Palazzo D'Accursio in piazza Maggiore nel corso del quale sarà proposta la costituzione di un osservatorio nazionale sulla sicurezza e la nascita di un gruppo di lavoro che abbia il compito, partendo dalla normativa esistente, di elaborare una proposta di legge di iniziativa popolare che dia strumenti efficaci di risoluzioneconcreta di tutti quegli aspetti fin qui disattesi.
Scarica e diffondi il documento di convocazione del convegno.
Vogliamo conoscere tutti i dettagli della vicenda.
Invitiamo tutti i RLS a chiedere ai propri datori di lavoro notizia ufficiali sullo stato dei pendolini 460 e 480.
Il ripetersi di questi incidenti non può più esser considerato "casuale".
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FERROVIE: SFIORATO DISASTRO, PENDOLINO PERDE PEZZI, PANICO MA TUTTI ILLESI
Roma, 9 gennaio 2008 – “L’incidente avvenuto la sera del 7 gennaio al treno 9312 Roma-Bolzano, ci preoccupa molto poiché analogo ad altri gravi guasti avvenuti in passato con la stessa famiglia di pendolini 460/480”. E’ quanto annunciano in una nota i ferrovieri della rivista “ancora in marcia!”, storica testata autogestita dai macchinisti italiani, in merito all’incidente avvenuto sulla direttissima Roma Firenze. “Alcune carrozze, mentre il treno viaggiava a circa 220 Km/h nei pressi di Orvieto – proseguono i macchinisti - sono state danneggiate in modo grave probabilmente per il distacco di parti meccaniche. Questo tipo di guasto è potenzialmente disastroso - specificano i macchinisti – perché un ostacolo metallico alle alte velocità potrebbe causare la fuoriuscita dal binario con conseguenze facilmente immaginabili. Il treno è rimasto bloccato e il traffico paralizzato, è stato quindi necessario il trasbordo dei viaggiatori. Solo tanta paura ma, fortunatamente, nessuna conseguenza per i viaggiatori ed il personale. Chiediamo alle FS massima cautela e tutti gli sforzi per l’individuazione delle cause di questi guasti fotocopia, tenuto conto della potenziale gravità delle conseguenze. Non possiamo confidare sempre nella fortuna ma dobbiamo mettere in campo tutte le capacità tecniche ed organizzative di cui le ferrovie italiane sono capaci.” L'ultima volta era accaduto il 20 novembre scorso quando il treno “gemello” 9313, Bolzano–Roma, sempre un pendolino 460, atteso a Roma Termini alle 22,20, era rimasto bloccato per 4 ore nella galleria tra Orvieto e Civitella D'Agliano, sulla linea Direttissima Roma Firenze sempre per un grave guasto meccanico. I circa 240 passeggeri vennero fatti salire su un altro treno appositamente partito da Roma dove giungevano con circa cinque ore di ritardo. “Il materiale ferroviario coinvolto (ETR 460 e 480) – concludono i redattori della rivista - fa parte della medesima "famiglia" che comprende anche il ben noto pendolino coinvolto nel tragico incidente di Piacenza del 12 gennaio 1997, costato 8 morti ed almeno 29 feriti. Si ripropone, pertanto, anche l'inquietante interrogativo sulle reali cause che generaroono quel tragico evento”.
La redazione
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Scarica, utiliizza e diffondi la lettera che alcuni RLS hanno inviato ai vertici FS.
RESTIAMO VICINI MASSIMO E GIACOMO
SEGUIAMO DA VICINO TUTTE LE FASI DI QUESTO PROCESSO INGIUSTO
FACCIAMOGLISENTIRE LA SOLIDARIETA' DI TUTTI QUESTA E' ANCHE LA NOSTRA VERTENZA
Mercoledì, 16 GENNAIO 2008
alle ore 10:00
a Udine
presso il Tribunale di Udine,
Largo Ospedale Vecchio, 1
(Giudice, dott. LAZZARA) ad assistere alla seconda udienza del processo ai nostri due compagni di lavoro.
ESPRIMIAMO LA NOSTRA RICONOSCENZA, LA NOSTRA VICINANZA E LA NOSTRA CONDIVISIONE A DUE COMPAGNI DI LAVORO CHE - SOLO PER CASO E PER UNA MAGISTRATURA DISTRATTA - STANNO SUBENDO UN INGIUSTO PROCESSO. SAPPPIAMO BENE CHE OGNUNO DI NOI POTEVA TROVARSI NELLA STESSA CONDIZIONE. ANCORA UN PROCESSO A DUE MACCHINISTI PER IL RIFIUTO DELL'UOMO MORTO.
Massimo Scarpati e Giacomo Petris, macchinisti di Udine sono stati inspiegabilmente condannati per interruzione di pubblico servizio, con decreto penale, per essersi rifiutati di utilizzare il pedale dell'uomo morto.
Come centinania di altri macchinisti in tutta Italia si erano opposti alla reintroduzione di questo barbaro sistema di lavoro, riconosciuto nocivo dagli Organismi Istituzionali, semplicemente rifiutandosi di utilizzarlo.
Il "decreto penale" - una sorta di contravvenzione con valore di condanna penale emessa senza processo - è stato impugnato di fronte al Tribunale di Udine per il suo annullamento.
Siamo fermamente conviti dell'insussistenza del reato: perché hanno tenuto un limido e giustificato comportamento di autotutela, hanno fatto le stesse cose di altre centinaia di noi, l'hanno fatto nell'ambito di una vertenza sindacale finalizzata alla difesa della salute e sicurezza e perché negli altri casi ci sono già state esemplari sentenze di archiviazione.
In questo momento, per loro comunque difficile, abbiamo il dovere di fargli sentire che ci siamo!
Sette lunghi fischi in segno di dolore e indignazione.
I delegati RSU/RLS dell’ Assemblea Nazionale dei Ferrovieri annunciano che domani, 3 gennaio 2008, da ogni treno in circolazione in Italia e da ogni locomotiva si udranno sette lunghi fischi di dolore e di indignazione, che saranno emessi durante i funerali di Giuseppe Demasi. Sette interminabili fischi saranno il particolare saluto dedicato ad ognuno dei morti della Thyssen di Torino. Nessuno potrà far finta di non sentire qual è il richiamo che viene dai lavoratori. Con questo semplice gesto vogliamo esprimere il dolore e l’indignazione di tutti i ferrovieri per queste sette morti assurde e per la strage quotidiana cui assistiamo impotenti. Vogliamo far sentire a tutti, da Palermo a Trieste, che il problema della salute e della sicurezza sul lavoro non è soltanto un problema di Torino o dei metalmeccanici ma è una vera questione nazionale che riguarda l’intero Paese. Solo pochi giorni fa, anche nelle FS, è morto un altro operaio, giovane apprendista di 26 anni, investito dal treno, mentre effettuava una lavorazione estremamente pericolosa.
La nostra iniziativa è nata dalla volontà dei delegati di base, consapevoli della inadeguatezza delle risposte sindacali e istituzionali, ed è il preludio di ulteriori azioni a favore della sicurezza di cui i ferrovieri, su scala nazionale, si faranno promotori.