Ottobre 2007

Chi non è venuto ha perso un treno. I ferrovieri in piazza!
Ma ha tempo (poco) per recuperare. Chi si è messo contro, invece, ha probabilmente perso il polso del paese, di questa gente che lavora ogni giorno o ha lavorato una vita.
Il «divieto» fatto circolare dal Dipartimento organizzazione della Cgil non ha avuto alcun effetto. Centinaia di bandiere del sindacato storico della sinistra spuntavano a ogni angolo del corteo. L'area programmatica Lavoro Società ha scelto di farsi vedere davvero, mettendo in campo un camion, qualche migliaio di pettorine gialle «contro il lavoro nero e precario» e l'orgoglio di una componente rilevante della stessa maggioranza che regge la confederazione. Ma non sembra che l'ala «democratica» della segreteria sia stata resa più ragionevole dalla forza dei numeri. La segretaria confederale Carla Cantone ha parlato poi di «sfida alle regole», minacciando che «anche di questo si discuterà al direttivo che comincia lunedì».
Le persone che fanno vivere il sindacato e che ieri erano in piazza sono decisamente più mature, attente al merito e non sopportano diktat. Abbiamo avvicinato un ragazzo che reggeva la bandiera con la scritta «Cgil Campania», 25 anni, operaio alla Fiat di Pomigliano d'Arco. Alla domanda finto-scherzosa sul «divieto» ha risposto con la serietà di un veterano: «Io mi alzo ogni mattina alle tre per andare a lavorare. Sono io la Cgil. Credo che Epifani abbia preso un abbaglio; e che stiamo, anche con questa manifestazione, salvando la Cgil da una deriva pericolosa».
Pomigliano è una fabbrica «giovane», età media 28 anni. Qui il «no» alla consultazione ha preso il 90%. «Sì, siamo quasi tutti giovani, ma uno su due è precario e si lotta per la sopravvivenza». Che poi vuol dire una cosa semplice: «Chi ha un contratto fisso sa che chi gli sta a fianco probabilmente non ci sarà tra tre mesi; e quindi non gli può chiedere che faccia la tua stessa quantità di lavoro. E quindi noi 'garantiti' lavoriamo di più, ma loro non sanno mai se il contratto a tempo gli sarà rinnovato oppure no».
I ferrovieri hanno molta esperienza e hanno portato una piccola locomotiva finta che manda un fumo infernale, davanti allo striscione «No precari sui binari». Sembra assurdo, ma ci sono «apprendisti» che portano il treno da soli, senza neppure un macchinista esperto al loro fianco. Il guadagno per le Fs è tutto economico: «Un apprendista costa il 30% in meno di salario e il 90% in meno di contributi». Sulla situazione politica hanno le idee chiare: «Tutte le mediazioni politiche su lavoro e welfare erano state fatte con il programma dell'Unione, quello era il punto di equilibrio per tutti; non se ne possono fare altre, cedere ancora».
Un gruppetto di giovani operai della Watsila di Trieste la vedono «male, malissimo. Ormai ci sentiamo anche un po' presi per il culo dalla nostra stessa confederazione». Al centro della critica sta il protocollo sul welfare, venduto come «un passo avanti per i giovani». Ma a loro non risulta proprio. Anzi, vi vedono «un attacco alla contrattazione nazionale, oltre che il solito gioco di tentare di mettere giovani contro vecchi». Sentono di «lavorare per sopravvivere» e pensano che la prima difesa sia «aumentare il potere d'acquisto, i salari».
Due ragazze di Lecce con la pettorina gialla sono invece studentesse a Roma. «Non ci sta bene niente, l'università ha pochi soldi per le borse di studio e noi finiamo dentro il lavoro nero; facciamo le cameriere nei pub e nei ristoranti, dove capita». Qualche striscione anche per la Rete28Aprile, l'area programmatica di Giorgio Cremaschi. Qui stiamo tra quadri sindacali esperti, ancora con lo sguardo sui risultati del «referendum» e sui conti che a loro non tornano. Ma che ricordano «il voto delle grandi fabbriche del nord», che è «la base per costruire una svolta sindacale, ma anche politica a sinistra».
Si galleggia avanti e indietro in un corteo «indisciplinato», con la gente che sorpassa la «testa» aggirandola dai marciapiedi o tagliando direttamente per vie traverse. Gianni Rinaldini, segretario generale della «ribelle» Fiom, sorride e non vuole aggiungere nulla a quello che si vede e sente. «Stai a sentire chi lavora, oggi, mi sembra abbiano molto da dire».
Un ragazzo con la bandiera della Filcams Cgil se ne va in cerca dei suoi. «Siamo venuti da Trento in duecento. Mi pare che ci sia un risveglio di coscienza, che è più importante del motivo per cui ci siamo mossi. Stiamo smettendo di pensare che qualcuno ci regali qualcosa; bisogna smettere di piangersi addosso, perché nessuno ti aiuta. Se hai qualcosa da pretendere, ti devi muovere in prima persona».
La bandiera Cgil Como attira lo sguardo. «Non sopportiamo padroni in ditta, figuriamoci nel sindacato. E poi Epifani non è il padrone della Cgil. Sono 37 anni che faccio il sindacato, l'abbiamo fatto diventare grande noi. E nessuno ci aveva mai chiesto di non portare le nostre bandiere con noi». E insieme agli altri ci tiene a far sapere che sono la rsu dell'Spt (i trasporti pubblici). Poco più indietro sventolano le scritte «funzione pubblica», con quadri che ironizzano sull'«esercizio provvisorio» (se il governo va in crisi) come un modo «di non darci nemmeno quei 101 euro del contratto». Non manca la scuola, e un docente che ci chiede quanti siamo. «Trecentomila, secondo la questura», rispondo. Sorride. «Secondo la regola aurea fissata per lo sbarco dei 1.000 a Marsala - quando la questura di Roma stabilì che erano solo 330 - possiamo anche dire di essere un milione». Ah, la storia... Se non la sai, ti sembra sempre tutto «nuovo».
Un delegato di Melfi sta seduto sotto il palco. Ragiona con pacatezza, senza slogan. Ma «quando fai una riforma sociale così importante (il protocollo, ndr) bisogna tener conto del parere dei lavoratori; e quelli che producono la ricchezza hanno detto chiaramente come la pensano». A Melfi il «no» ha avuto l'80%, anche se la Fiom ha solo il 20. E poi «è riduttivo parlare di 'aumento della vita media'; per chi sta alla catena non è aumentata per niente». E basta accontentare le imprese, che «vogliono sempre più produttività, aumentando i ritmi». A Melfi «su 5.000 lavoratori ancora giovani, sono più di 1.000 quelli che hanno riportato fin qui limitazioni fisiche». Grazie al Tmc2, il sistema messo sotto inchiesta da Guariniello («in quel processo la Fiat è andata al patteggiamento, che è un'ammissione di colpevolezza»).
Ed è lui a tracciare un po' il quadro di come vengono viste le «alte sfere» della politica (sindacato compreso) dai lavoratori ieri in piazza. «La Cgil sta cercando di sostenere il governo fin quasi all'estremo. Ma anche se si arrivasse a fine mandato - Mastella permettendo - i lavoratori non voterebbero più quei partiti; e noi resteremmo anche senza quella forza di avanzamento, il sindacato, che ci ha permesso di fare la storia di questo paese». Dopo il corteo di ieri, però, c'è forse qualche margine di risposta in più.
(fonte: Francesco Piccioni - il manifesto, 21 ottobre 2007)
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Guarda alcune foto della manifestazione.

9 ottobre 2007 - Assemblea Nazionale Macchinisti.
I MACCHINISTI RIVENDICANO:DEMOCRAZIA SINDACALE, UNITA', CLAUSOLA SOCIALE, SICUREZZA E ASSUNZIONI I macchinisti riuniti in Assemblea a Firenze il giorno 9-10-2007, a seguito di una approfondita discussione sui temi che interessano il mondo del lavoro e quelli specifici del settore ferroviario in questa delicatissima fase, preso atto dell'insufficiente e inadeguato dibattito sul rinnovo contrattuale, rivendicano il diritto ad un ruolo di partecipazione diretta e ad un metodo di discussione trasparente e democratico sulle scelte sindacali che li riguardano materialmente, le quali altrimenti rischiano, come nel recente passato, di essere il frutto di decisioni estranee agli interessi dei lavoratori...continua...
Scarica il documento completo in pdf.

DALLA PARTE DELLA FIOM
La valutazione negativa dell’accordo sul welfare da parte del direttivo della Fiom-Cgil ha scatenato nei confronti della federazione metalmeccanica una indecente campagna di aggressione mediatica da parte padronale, governativa ed addirittura dal sindacato e dalla stessa Cgil. Anche tutti i grandi “tromboni” del giornalismo hanno bersagliato i meccanici accusandoli di catastrofi inenarrabili. Va invece riconosciuto alla Fiom il grande merito di aver svolto fino in fondo la funzione sindacale analizzando i peggioramenti derivanti dall’intesa Governo–sindacati nel merito delle questioni e non sulla base di opportunismi e convenienze politiche contingenti. Anche in presenza di un “Governo amico”. La capacità di una visione generale della società, merita al contrario il massimo rispetto ed il nostro sostegno.
A cominciare dalla manifestazione del 20 ottobre.

Interrogazione Parlamentare
inoltrata dall'On. Arnold Cassola (Verdi), ai Ministri Bianchi (trasporti) e Di Pietro (infrastrutture) sul sistema di pseudo-sicurezza SCMT.
Al Ministro dei trasporti, al Ministro delle infrastrutture.- Per sapere - premesso che:
i Dirigenti del Gruppo Ferrovie dello Stato forniscono delle indicazioni preoccupanti sul futuro del servizio ferroviario in Italia; e pare che sia necessaria una drastica riduzione del personale per un ammontare di circa 10.000 addetti in un anno, il taglio di molti treni Nord-Sud e di tutti i servizi pendolari non remunerativi con evidente riferimento alle Regioni ed alle aree economicamente più deboli;
il 20 ottobre è stata emanata una direttiva in cui, in presenza di apparecchiature ETCS/SCMT/SSC, si consentiva di rivedere l'organizzazione dell'equipaggio treno introducendo un solo agente (un solo macchinista alla guida dei treni) in virtù di un soddisfacente livello di tecnologia raggiunto negli apparati di sicurezza;
la tipologia di treno più diffusa sul nostro territorio è l'SCMT (acronimo di Sistema di Controllo Marcia Treno) e solo su poche linee risulta interfacciato con altri sistemi preesistenti (Ripetizione Segnali Continua) in modo da garantire un buon livello di sicurezza;
sembrerebbe che su tutte le altre linee la sua funzionalità non sia tale da garantire con continuità il controllo delle condizioni di sicurezza. Per fare un esempio: tra un punto informativo a terra (segnale) ed il successivo, possono intercorrere anche 10 chilometri. In questo spazio qualsiasi cosa accada non viene rilevata dalla apparecchiatura se non il superamento della velocità massima: non si rileva l'indebita occupazione del binario, il crollo di un ponte, la rottura delle rotaie e addirittura il tentativo di un macchinista di bloccare la circolazione in caso di pericolo cortocircuitando i binari;
da questi dati emerge - ad avviso dell'interrogante - che il livello di sicurezza raggiunto non è molto elevato;
dunque la riduzione dei macchinisti significherebbe abbassare esponenzialmente il livello di sicurezza, anche in presenza dei più moderni sistemi di controllo -:
se non ritenga utile valutare la possibilità di rivedere la Direttiva del Ministro dei trasporti succitata che considera l'SCMT e l'SCC come apparecchiature di sicurezza;
se non ritenga opportuno, inoltre, incentivare ulteriormente il trasporto ferroviario al fine di ridurre il traffico ed aumentare i servizi per i cittadini. (4-05113).
Scarica il documento originale direttamente dal sito del Governo, oppure dal sito personale dell'on. Cassola.

UN ALTRO 23 LUGLIO DA DIMENTICARE
Firmato accordo peggiorativo su pensioni e lavori usuranti. Diluito lo “scalone Maroni”.
Sindacati accodati alle scelte governative, Cgil in difficoltà, Fiom contraria, bersaglio dei liberisti. ...leggi tutto (notizie ottobre 2007)
Il 20 ottobre saremo in piazza, a Roma per dire il nostro no ad un accordo che, maturato esclusivamente dentro gli “apparati” politici e sindacali senza alcun coinvolgimento dei lavoratori, condizionerà il futuro di tutti noi. Doveva servire a cancellare il cosiddetto ”scalone Maroni”, la norma che di colpo avrebbe innalzato la soglia del pensionamento per anzianità impedendo a migliaia di lavoratori di lasciare il lavoro e che l’attuale Governo si era impegnato a “superare” assieme alle norme più penalizzanti della legge 30. E’ stato invece firmato da Cgil, Cisl e Uil un accordo fortemente penalizzante che ha deluso il mondo del lavoro. Pur in presenza di alcuni elementi positivi sui trattamenti minimi, tradisce il programma elettorale, non risolve affatto la questione dello scalone e addirittura peggiora alcuni aspetti poiché incentiva il lavoro straordinario con riduzioni contributive, riduce i coefficienti per il calcolo della pensione e legittima il rinnovo all’infinito dei contratti a tempo determinato, dopo i 36 mesi, alla sola condizione di un avallo sindacale. Ancora più grave è la parte che riguarda i lavori usuranti, cui come macchinisti siamo direttamente interessati: il tema è dominato dall’indeterminatezza per un vincolo economico che pone il tetto di 5.000 beneficiari annui a prescindere dal numero effettivo dei lavoratori aventi titolo e del rinvio ad una apposita “Commissione”. Inoltre il massimo del beneficio per i lavoratori “usurati” è di tre anni; per noi del PdM la fatidica soglia del pensionamento si innalza a 59 anni, invece degli attuali 58. Grandi incertezze anche per altre categorie di lavoratori, come per esempio i camionisti o gli stessi capitreno che nella stragrande maggioranza resterebbero esclusi dal requisito di “lavoratori notturni” ai sensi del D.Lgs. 66/03. Solo i metalmeccanici della Fiom, ai quali va tutta la nostra solidarietà, hanno avuto il coraggio di esprimere con grande lucidità il loro dissenso nel merito delle questioni previdenziali, assumendo un punto di vista generale in difesa di tutti i lavoratori e dell’intero sistema previdenziale. Il bilancio di questo accordo è fortemente negativo; oltre che in piazza, diremo ai sindacati negli impianti, al “governo amico” in piazza che i lavoratori vogliono essere ascoltati. Prima.
La rivista "ancora IN MARCIA!" parteciperà alla manifestazione del 20 ottobre con tempi e modalità che saranno comunicate al più presto.

TAV: un altro sacrificio umano senza nome
Quando per lavoro o diletto andremo a 300 all’ora su quei binari non penseremo a questo operaio forse per paura di prendere coscienza di queste tragedie umane che ci costringerebbero a riflettere sul prezzo che i lavoratori pagano alla società ed alle sue esigenze di "sviluppo" e competitività.Proprio come un sacrificio umano a favore delle più moderne divinità.
Così invece per questa morte restano solo un lancio di agenzia come altri mille, un fascicolo (forse) in procura e una dichiarazione sindacale fotocopiata, che celano il volto di una persona, la sua storia, il dolore e l’angoscia dei suoi cari.
Non sapremo mai quale futuro sognava e non ci sarà posto per lui nella nostra memoria.Signori operatori dell'informazione, non infierite su questi morti con la vostra superficialità; signori magistrati, non lasciate che si continui a morire così; signori funzionari sindacali, ai comunicati stampa fate seguire iniziative efficaci. D’altra parte Cavet, come tutti gli altri, non faranno mai volontariamente tutto il necessario se non sollecitati e costretti.
Dante De Angelis - macchinista, Rls Trenitalia
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Abbiamo saputo che l'operaio morto nel cantiere TAV si chiamava Franco Roggio.
Sui tanti morti nei cantieri dell'alta velocità, continuano raccogliere notizie e testimonianze i curatori del sito
www.associazioni.comune.firenze.it/idra/ che vi invitiamo a visitare.