Maggio 2007
I ferrovieri riuniti a Pistoia fanno il punto sulla sicurezza
Festa del macchinista: occasione per parlare di diritto allo sciopero, piano
delle Ferrovie e morti bianche. Tutti nodi che il governo non ha ancora risolto
La festa e la lotta sono sempre andate insieme. Anche nei momenti più
tesi e tragici l'euforia che deriva dall'atto della ribellione ragionata spinge
a «esternare» fisicamente il senso di liberazione insito nella
presa di parola, nella ripresa di controllo della propria esistenza.
A maggior ragione è così tra i ferrovieri, spina dorsale della
nascita del movimento operaio. L'occasione della «festa del macchinista»
è il momento giusto anche per fare il punto su una vertenza che si preannuncia
durissima. Tra bambini e mogli al seguito, tra pensionati che non hanno per
nulla smarrito il senso di appartenenza, sui binari o sui vecchi vagoni degli
anni '30, mentre si corre tra Firenze e Pistoia trainati da una gloriosa e
velocissima 640 a carbone, si scherza, ricorda e ragiona.
II tema del giomo è la precettazione disposta dal «ministro comunista»,
Alessandro Bianchi (nel merito se ne parla qui accanto). Una misura talmente
intrisa di autoritarismo senza autorevolezza che la tentazione di andare lo
stesso allo sciopero e sfidare il governo sembra sia circolata anche a livello
di vertice dei sindacati confederali. Si valutano pro e contro, si attende anche
l'incontro previsto in serata tra sindacati e azienda. Non sarebbe la prima
volta, negli ultimi decenni, che da un confronto acceso scaturisce l'imprevisto
di quello che qui si chiama ancora « inciucio» (un sospetto che
non nasce da un atteggiamento «estremista», ma dal ritrovarsi come
amministratore delegato Mauro Moretti, ex segretario dei ferrovieri Cgil) a
capo di un'azienda di stato che è anche l'unica ad aver accumulato negli
ultimi anni tre condanne per comportamento antisindacale.
C'è un piano industriale approvato dall'azionista unico - il governo
- che prevede l'aumento delle tariffe del 20%, 10.000 «esuberi»
e l'acquisto di mille nuovi treni. Solo che è ben chiaro chi e come colpiranno
le prime due misure, mentre non lo è affatto chi beneficierà della
terza. Visto come sono andate fin qui le privatizzazioni, non sarebbe un'ipotesi
fuori del mondo se quei nuovi treni finissero - insieme a una quota consistente
di dipendenti - nella dotazione dei «nuovi gestori» che dovrebbero
fare «concorrenza» alle Fs. Da questo punto di vista, i ferrovieri
non notano alcuna discontinuità col governo Berlusconi.
L'altro tema dominante è la sicurezza. Una capotreno, solo pochi giomi
fa, si è salvata per miracolo; la porta del vagone si era improvvissamente
chiusa mentre era ancora sul predellino estemo, dopo che lei stessa aveva dato
il via al comvoglio. II 3 maggio, vicino Treviso, due treni si sono ritrovati
sullo stesso binario nonostante ci fosse
su quella tratta il sistema Scmt («discontinuo»); il macchinista
del treno dietro se n'è accorto appena in tempo solo perché la
linea, in quel punto, fa una lunga curva. Si è evitata per un pelo un'altra
Crevalcore. Tutti fanno dichiarazioni contro le «morti bianche»
(che in questo caso riguardano anche i viaggiatori, non solo i ferrovieri),
ma non è certo che gli emendamenti proposti al testo unico sulla sicurezza
attualmente in discussione trovino un numero adeguato di sponsor in parlamento.
Eppure si chiedono cose banali come un apparato sanzionatorio che renda sconveniente
la scommessa dell'imprenditore sull'assenza di controlli o di incidenti; la
semplificazione delle procedure per sequestrare gli impianti pericolosi; la
«legittimazione giuridica» dei rappresentanti per la sicurezza ad
avvertire la magistratura. Non molto, o forse un'enor mità per un «testo
unico» chi non menziona neppure il ne cessario potenziamento dei ser
vizi ispettivi.
Francesco Piccioni - il Manifesto, 16 maggio 2007
Roma, 8 maggio 2007, a Montecitorio!
Grande manifestazione dei ferrovieridavanti davanti alla Camera dei Deputati.
In tanti sono giunti da varie parti d'Italia per ribadire il proprio "No
allo sfascio delle ferrovie!" ed un netto rifiuto delle condizioni che
l'AD di FS, Mauro Moretti, ha fissato nel piano d'impresa di recente reso pubblico.
''E' un vero e proprio inganno, ai danni dell'opinione pubblica e del Parlamento,
utilizzato solo per ottenere il via libera all'aumento delle tariffe, forti
tagli e precarieta' del personale senza tener conto delle ricadute sulla sicurezza,
proprio mentre il tema e' al centro del dibattito politico con i solenni richiami
del Presidente Napolitano'': questo era stato questo il primo commento dei delegati
RSU-RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri a tale documento.
''Un Piano - aggiungono i sindacati - che non riconosce il servizio ferroviario
come risorsa strategica per il riequilibrio sociale, economico ed ambientale,
ma tende a smantellarlo e ridurlo a semplice merce da vendere e comprare con
le regole del mercato e del profitto. L'8 maggio manifesteremo a Montecitorio
contro un Piano industriale accusano i delegati - privo di qualsiasi credibilita':
chi guidera' i 1.000 nuovi treni se si tagliano 6.000 macchinisti? Quale rilancio
del trasporto merci e tutela dell ambiente, a fronte della chiusura di 300 scali?
Nel convegno che ne è seguito (nel pomeriggio, presso la sala del Sacro
Cuore, nei pressi di Roma Termini, al quale hanno partecipato anche i parlamentari
Brutti, Pedrini, Cento, Ricci) i vari interventi hanno evidenziato la preoccupazione
per i progetti futuri delle FS, fatti di tagli al personale e di scarsi investimenti
per il rafforzamento del trasporto merici e, soprattutto, il ricorso all'agente
solo, cioè un solo/isolato macchinista alla guida del treno.
Preoccupazione dei presenti anche per il ''clima di unanimismo e accondiscendenza
dei sindacati di categoria ma, come ferrovieri iscritti a tutte le sigle, consapevoli
del ruolo sociale del trasporto ferroviario, continueremo a batterci per la
salvaguardia del nostro lavoro, a differenza dei personaggi che 'transitano'
nelle FS per avvalersi solo di ingenti vantaggi economici''. Non sono mancate
le critiche anche ai politici, soprattutto a quelli di sinistra, rei di non
aver creduto fattivamente ad un serio rilancio delle ferrovie e di essersi sostanzialmente
rassegnati ad una gestione della stessa che rischia di diventare sempre meno
pubblica ed affidata alle regole del mercato.
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