Maggio 2007

Milano - venerdì 8 giugno 2007 ore 9.30
presso sala Consiglio Regione Lombardia (Pirellone) , via F. Filzi, 24
Ancora In Marcia, Cub Trasporti, Medicina Democratica organizzano il convegno
Il lavoro a turni
Ricadute sulle condizioni di vita e di lavoro

Indagini, dati scientifici e ricerca sugli effetti sulle condizioni di vita dei lavoratori sottoposti a turni. Esperienze a confronto.

Intervengono:
· Studiosi e specialisti sui problemi del sonno e dei turni;
L.Ferini Strambi, L.Mara
· Ricercatori sull'organizzazione del lavoro;
· Medicina ed igiene del lavoro;
· Partecipazione dei RLS ed RSu del mondo del lavoro:
ferrovie, Atm, sanità, metalmeccanici, chimici;
· Delegazioni estere di macchinisti svizzeri, delegati sindacati di base spagnoli.
Da decenni la scienza studia ed analizza gli effetti dei turni di lavoro sulla vita degli uomini, che alterano i ritmi dettati dalla natura. Sono state individuate patologie e disturbi, che a lungo andare danneggiano la salute e rendono l'attività lavorativa più pesante e pericolosa.
Nonostante questo assistiamo alla rincorsa al ribasso di diritti e tutele, le normative vengono stravolte in nome di una competitività sempre più sfrenata.
Nonostante la disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate, spesso si i lavoratori operano in condizioni dove la sicurezza e la prevenzione sono tra le ultime voci nel bilancio delle aziende.
La salvaguardia della vita deve tornare al centro degli interessi degli uomini.
E necessaria e non più rinviabile una forte presa di coscienza per una concreta azione di tutela di tutti i soggetti più a rischio.
Per contatti:
· Ancora in Marcia tel 055 480166 - www.ancorainmarcia.it - e-mail: redazione@ancorainmarcia.it
· CUB Trasporti Milano tel 02- 70631804
www.cub.it e-mail: cub.nazionale@tiscali.it
. La Talpa www.latalpadimilano.it e-mail: redazionetalpa@latalpadimilano.it

I ferrovieri riuniti a Pistoia fanno il punto sulla sicurezza
Festa del macchinista: occasione per parlare di diritto allo sciopero, piano delle Ferrovie e morti bianche. Tutti nodi che il governo non ha ancora risolto
La festa e la lotta sono sempre andate insieme. Anche nei momenti più tesi e tragici l'euforia che deriva dall'atto della ribellione ragionata spinge a «esternare» fisicamente il senso di liberazione insito nella presa di parola, nella ripresa di controllo della propria esistenza.
A maggior ragione è così tra i ferrovieri, spina dorsale della nascita del movimento operaio. L'occasione della «festa del macchinista» è il momento giusto anche per fare il punto su una vertenza che si preannuncia durissima. Tra bambini e mogli al seguito, tra pensionati che non hanno per nulla smarrito il senso di appartenenza, sui binari o sui vecchi vagoni degli anni '30, mentre si corre tra Firenze e Pistoia trainati da una gloriosa e velocissima 640 a carbone, si scherza, ricorda e ragiona.
II tema del giomo è la precettazione disposta dal «ministro comunista», Alessandro Bianchi (nel merito se ne parla qui accanto). Una misura talmente intrisa di autoritarismo senza autorevolezza che la tentazione di andare lo stesso allo sciopero e sfidare il governo sembra sia circolata anche a livello di vertice dei sindacati confederali. Si valutano pro e contro, si attende anche l'incontro previsto in serata tra sindacati e azienda. Non sarebbe la prima volta, negli ultimi decenni, che da un confronto acceso scaturisce l'imprevisto di quello che qui si chiama ancora « inciucio» (un sospetto che non nasce da un atteggiamento «estremista», ma dal ritrovarsi come amministratore delegato Mauro Moretti, ex segretario dei ferrovieri Cgil) a capo di un'azienda di stato che è anche l'unica ad aver accumulato negli ultimi anni tre condanne per comportamento antisindacale.
C'è un piano industriale approvato dall'azionista unico - il governo - che prevede l'aumento delle tariffe del 20%, 10.000 «esuberi» e l'acquisto di mille nuovi treni. Solo che è ben chiaro chi e come colpiranno le prime due misure, mentre non lo è affatto chi beneficierà della terza. Visto come sono andate fin qui le privatizzazioni, non sarebbe un'ipotesi fuori del mondo se quei nuovi treni finissero - insieme a una quota consistente di dipendenti - nella dotazione dei «nuovi gestori» che dovrebbero fare «concorrenza» alle Fs. Da questo punto di vista, i ferrovieri non notano alcuna discontinuità col governo Berlusconi.
L'altro tema dominante è la sicurezza. Una capotreno, solo pochi giomi fa, si è salvata per miracolo; la porta del vagone si era improvvissamente chiusa mentre era ancora sul predellino estemo, dopo che lei stessa aveva dato il via al comvoglio. II 3 maggio, vicino Treviso, due treni si sono ritrovati sullo stesso binario nonostante ci fosse
su quella tratta il sistema Scmt («discontinuo»); il macchinista del treno dietro se n'è accorto appena in tempo solo perché la linea, in quel punto, fa una lunga curva. Si è evitata per un pelo un'altra Crevalcore. Tutti fanno dichiarazioni contro le «morti bianche» (che in questo caso riguardano anche i viaggiatori, non solo i ferrovieri), ma non è certo che gli emendamenti proposti al testo unico sulla sicurezza attualmente in discussione trovino un numero adeguato di sponsor in parlamento. Eppure si chiedono cose banali come un apparato sanzionatorio che renda sconveniente la scommessa dell'imprenditore sull'assenza di controlli o di incidenti; la semplificazione delle procedure per sequestrare gli impianti pericolosi; la «legittimazione giuridica» dei rappresentanti per la sicurezza ad avvertire la magistratura. Non molto, o forse un'enor mità per un «testo unico» chi non menziona neppure il ne cessario potenziamento dei ser vizi ispettivi.
Francesco Piccioni - il Manifesto, 16 maggio 2007

Roma, 8 maggio 2007, a Montecitorio!
Grande manifestazione dei ferrovieridavanti davanti alla Camera dei Deputati. In tanti sono giunti da varie parti d'Italia per ribadire il proprio "No allo sfascio delle ferrovie!" ed un netto rifiuto delle condizioni che l'AD di FS, Mauro Moretti, ha fissato nel piano d'impresa di recente reso pubblico. ''E' un vero e proprio inganno, ai danni dell'opinione pubblica e del Parlamento, utilizzato solo per ottenere il via libera all'aumento delle tariffe, forti tagli e precarieta' del personale senza tener conto delle ricadute sulla sicurezza, proprio mentre il tema e' al centro del dibattito politico con i solenni richiami del Presidente Napolitano'': questo era stato questo il primo commento dei delegati RSU-RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri a tale documento.
''Un Piano - aggiungono i sindacati - che non riconosce il servizio ferroviario come risorsa strategica per il riequilibrio sociale, economico ed ambientale, ma tende a smantellarlo e ridurlo a semplice merce da vendere e comprare con le regole del mercato e del profitto. L'8 maggio manifesteremo a Montecitorio contro un Piano industriale accusano i delegati - privo di qualsiasi credibilita': chi guidera' i 1.000 nuovi treni se si tagliano 6.000 macchinisti? Quale rilancio del trasporto merci e tutela dell ambiente, a fronte della chiusura di 300 scali?
Nel convegno che ne è seguito (nel pomeriggio, presso la sala del Sacro Cuore, nei pressi di Roma Termini, al quale hanno partecipato anche i parlamentari Brutti, Pedrini, Cento, Ricci) i vari interventi hanno evidenziato la preoccupazione per i progetti futuri delle FS, fatti di tagli al personale e di scarsi investimenti per il rafforzamento del trasporto merici e, soprattutto, il ricorso all'agente solo, cioè un solo/isolato macchinista alla guida del treno.
Preoccupazione dei presenti anche per il ''clima di unanimismo e accondiscendenza dei sindacati di categoria ma, come ferrovieri iscritti a tutte le sigle, consapevoli del ruolo sociale del trasporto ferroviario, continueremo a batterci per la salvaguardia del nostro lavoro, a differenza dei personaggi che 'transitano' nelle FS per avvalersi solo di ingenti vantaggi economici''. Non sono mancate le critiche anche ai politici, soprattutto a quelli di sinistra, rei di non aver creduto fattivamente ad un serio rilancio delle ferrovie e di essersi sostanzialmente rassegnati ad una gestione della stessa che rischia di diventare sempre meno pubblica ed affidata alle regole del mercato.
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