Gennaio 2007
Agente Solo: il cerchio si stringe!!!!
MACCHINISTI,
da oltre 50 anni le FS vogliono farci guidare i treni da soli così come fece Benito Mussolini nel 1939. Non ci sono mai riusciti perché siamo sempre stati capaci di respingere i tentativi che ora, con l'acquiescenza dei sindacati e la divisione esistente nella categoria, vengono di nuovo portati avanti con forza e determinazione dall'A.D. Moretti che da sempre ha puntato su questo risultato. Egli in questi giorni ha dichiarato gaudente alla stampa "CHE SONO IN CORSO TRATTATIVE SINDACALI" per togliere questa "ANOMALIA EUROPEA" presentandoci di fatto come parassiti e affossatori del bilancio delle FS "COSTRETTE A PAGARE DUE VOLTE GLI STIPENDI CHE PAGANO GERMANIA E FRANCIA".
L'anomalo invece è proprio lui che chiede "carta bianca" per nuove liberalizzazioni scarsamente applicate dalle altre ferrovie ed ora anche respinte dal voto della commissione europea. Come anomale sono "le sue" ferrovie che hanno raddoppiato i ben pagati dirigenti, dimezzati i ferrovieri, triplicato il deficit del bilancio e ora costrette a chiedere altri 5 miliardi di euro allo Stato. Questa realtà e queste ignobili dichiarazioni, sono per noi ferrovieri e macchinisti, rese ancora più amare dall'assoluto silenzio sindacale, dalla passività di un "governo di centrosinistra" e di un ministro che si dice essere "comunista", ma che firma documenti che ci riportano al periodo fascista.
MACCHINISTI BISOGNA UNIRCI E REAGIRE!
Assieme abbiamo lottato contro il VACMA, per una ferrovia più efficiente e sicura e per la riassunzione dei 5 licenziati, assieme ancora dobbiamo lottare per questa decisiva battaglia di civiltà, per respingere "l'agente solo" che renderebbe peggiore e più insicuro il nostro lavoro e la qualità della nostra vita.
Tutti a Roma!
• contro gli esuberi e l'agente solo • contro le liberalizzazioni • per una ferrovia efficiente e sicura
il 13 marzo ore 10 - 16
(sala del Sacro cuore - davanti stazione Termini)
Saranno presenti:
• delegazioni di sindacati europei - esperti di trasporti
• associazioni di utenti
• parlamentari di tutti i partiti
Saranno invitati tutti i sindacati.
NON MANCATE A QUESTO APPUNTAMENTO!
Scarica e diffondi la locandina
Il
treno troppo veloce
I sindacati di base non dimenticano compagni di lavoro e passeggeri
A 10 anni dal disastro di Piacenza, il più grave dell'Italia di fine
secolo, i treni sono, ora più di allora, solo macchine per fare
profitti. Rischiose
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Dieci anni fa un «pendolino», treno allora all'avanguardia per le
tratte veloci, deragliò alle ore 13,38. Morirono otto persone (due
macchinisti, due agenti polfer, una hostess, tre passeggeri). La
riflessione su questo (e tanti altri) disastro ferroviario è stata
al centro di un convegno pubblico, organizzato da due associazioni
di base dei ferrovieri Ancora in marcia (www.ancorainmarcia.it) e
Coordinamento 12 gennaio (www.coordinamento12gennaio.it).
Il disastro del 1997.
La relazione tenuta da Savio Galvani, macchinista riminese di treni
merci, a nome delle due associazioni di ferrovieri ha messo in
evidenza come il disastro sia stato chiuso al livello giudiziario,
con un niente di fatto, proprio come per Ustica. Sono invece emersi,
anche per l'impegno dell'ingegnere trasportista Ivan Beltramba, vari
aspetti importanti. Il disastro del pendolino è avvenuto per un
eccesso di velocità (andava a 157 km orari in un punto in cui la
massima velocità consentita era 105) che non è stato segnalato al
macchinista perché la boa di ripetizione dei segnali era stata
spostata per motivi organizzativi in un punto in cui non era più
utile alla sicurezza dell'arrivo del treno in stazione. La rete,
prima dello spostamento della boa era sicura; dopo lo spostamento
non più. A riprova di questo fatto è stato dimostrato che, prima del
disastro, il pendolino aveva già sforato la velocità consentita e in
particolare è stato documentato che c'erano stati cinque sforamenti
gravi ed uno gravissimo, un vero e proprio mancato disastro che era
stato segnalato alla direzione; che però non ne aveva tenuto conto.
L'analisi fatta da Beltramba dimostra che la maggiore velocità da
sola non giustifica l'avvenuto ribaltamento del treno e l'analisi
delle strutture di quel pendolino ha dimostrato che la sospensione
laterale attiva, che permette di tenere in equilibrio la carrozza,
era lesionata; una volta avvenuto il deragliamento, la mancata
manutenzione del mezzo è diventata una concausa del disastro. Dati
questi tre punti: la boa inutile, il disinteresse della direzione,
la mancata manutenzione, non è quindi possibile accettare la tesi
dell'«errore umano» dando tutta la colpa ai macchinisti e assolvendo
di fatto l'organizzazione di Trenitalia.
Per Maurizio Catino - sociologo dell'organizzazione alla Università
di Milano Bicocca - in tutta una serie di «incidenti» ferroviari,
aerei e medici è importante uscire da un modello accusatorio
individualista che cerca il colpevole nelle sequenza prima del
disastro. Si deve invece individuare tutte le falle nel modello
organizzativo in cui le regole della sicurezza (come nel disastro
del pendolino) siano state subordinate alle regole della produzione.
Per prevenire le conseguenze della scelta neoliberista l'unica
soluzione è di non fare questa scelta.
Parlando al convegno ho chiesto di riflettere su cinque parole: (a)
Neoliberismo: si sceglie la ricerca di Pil, fatturato, profitto,
velocità, ecc.. massimi; e parole come «responsabilità sociale
dell'impresa" cadono in disuso a favore di "flexsecurity»,
«flessibilità», «disponibilità agli straordinari» ecc.
(b) Tecnologia. C'è una tecnologia per la qualità della vita (come è
il titolo del master che dirigo all'Università di Bologna) e c'è una
tecnologia contro la sicurezza e a favore della organizzazione che
la utilizza sperando di ridurre il personale e di risparmiare sempre
di più sulle persone (occorre ricordare che la trasformazione in
Italia delle FS in Spa con l'attuazione del prepensionamento ha
portato dal 1990 al 1995 alla drastica riduzione da 225.000
ferrovieri a 124.000).
(c) Manutenzione. Di fronte al mito del profitto ad ogni costo
diventa sempre meno oggetto di attenzione. Io utilizzo spesso l'Eurostar
ed è sempre più evidente per chi viaggia la sempre peggiore
condizione delle vetture e dei servizi igienici (pochi giorni fa da
Roma a Bologna erano fuori servizio tutte le toilette di seconda
classe e le porte che non si aprono in tempo sono ormai una
normalità). Sono tutti indizi di scarsa manutenzione che fanno
pensare a cosa può accadere quando questa incuria si esercita sulle
strutture del treno (come la sospensione laterale attiva del
pendolino del disastro a Piacenza) o sulle rotaie su cui corre.
(d) Incidenti e disastri stanno diventando sempre più numerosi sia
sulle linee principali che su quelle secondarie ma non sono
monitorati. Non vengono usati per fare prevenzione, per riflettere
sul modello organizzativo (sempre più neoliberista) che non viene
messo in discussione. Di fronte all'incidente del 2004 di
Palagianello (linea Taranto-Gioia del Colle; nessun decesso ma
feriti gravissimi) o quello del 2005 di Crevalcore (linea
Bologna-Verona; 17 vittime e numerosi feriti) non si vuole
riflettere che alla guida del treno nel sud c'era un giovane
neoassunto (stessa età e stessa inesperienza del giapponese che nel
2005 era alla guida del treno che ha provocato il disastro
ferroviario ad Amagasaki con 57 morti r 400 feriti) oppure che il
disastro di Crevalcore è stato facilitato dalla presenza di un
dispositivo tecnico disturbante come il Vacma e da una segnaletica
inadeguata.
(e) Prevenzione. Nell'analizzare gli incidenti e disastri in
medicina, treni ed aerei nelle nazioni più industrializzate colpisce
il non interesse alla prevenzione. Negli Stati uniti, di fronte al
diffondersi di incidenti negli ospedali si è presa una decisione in
perfetta linea con il neoliberismo che si vorrebbe ancora più
diffuso in Europa: non si pensa di cambiare sistema organizzativo ma
si è stanziata una cifra enorme (intorno al 10% del bilancio
complessivo di un ospedale) per essere in grado di pagare le spese
processuali quando l'Ospedale è citato in giudizio. E' questa la
scelta che si vuole estendere in Italia? Ancora in marcia!
Vorrei terminare con un nota più ottimista. Al convegno di Piacenza,
a dieci anni dal disastro del pendolino, non c'erano rappresentanti
dei sindacati confederali; degli enti locali era presente solo il
Comune di Crevalcore. Era però presente Ezio Gallori (ex macchinista
in pensione di Firenze) direttore e animatore della rivista Ancora
in marcia e autore di un libro importante, 40 anni di lotte in
ferrovia (Firenze, 1996) a cui quest'anno ha aggiunto un libro più
piccolo Storie e racconti di un macchinista del '900 (per averli
vale il sito ricordato all'inizio). Il motivo di ottimismo è che
Gallori (che è toscano come me e quest'anno ha festeggiato come me
il '68; ma i prof universitari vanno in pensione più tardi) è
riuscito a trasmettere il suo amore per la cultura e per la sinistra
a una nuova generazione di macchinisti e ferrovieri (quella dei
Galvani, Bertolini e tanti altri). Nonostante tutte le sue capacità
di pressione e corruzione il neoliberismo non riesce mai a vincere
del tutto e si può quindi contare su un ricambio generazionale che
fa ben sperare. Quindi Ancora in marcia!
Vittorio Capecchi (www.ilmanifesto.it)
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In data 28 luglio 2007 abbiamo ricevuto dall'ing. Ivan Beltramba la richiesta di rettifica della notizia sopra riportata.
Noi lo facciamo con piacere, però ci teniamo a sottolineare che la medesima (come evidenziato in calce) era tratta integralmente dal quotidiano "il manifesto" e comparsa anche sul sito web dello stesso giornale (www.ilmanifesto.it).
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Gentilissimo Webmaster,
Ho scoperto solo ora questa notizia (www.ancorainmarcia.it/aim/archinews/news2007/gennaio07.htm) che cita un convegno svoltosi a Piacenza organizzato da Ancorainmarcia ed in cui sono intervenuto. Volevo precisare che MAI in nessun intervento ed in nessuno scritto ho indicato come causa o come concausa del disastro di Piacenza del 12 gennaio 1997 un difetto di manutenzione di parti del Pendolino (tipo ETR460) coinvolto. Vi prego pertanto di rettificare questa pagina il più presto possibile e con la massima evidenza.
Grazie per l'attenzione e buon lavoro.
Ing. Ivan Beltramba
Bologna
12 gennaio 1997 - ore 13:38
Dieci anni dopo
Come cambia e come dovrebbe cambiare la concezione della sicurezza
nelle ferrovie sarà il tema del dibattito di un convegno al quale
parteciperanno esperti, studiosi, lavoratori e cittadini utenti
delle ferrovie.
Il disastro del pendolino Piacenza è rimasto una ferita aperta per
tutti i ferrovieri.
In occasione del decennale di quella sciagura vogliamo riflettere
sui metodi, sulle possibilità, sulle aspettative per realizzare un
servizio ferroviario qualitativo, efficiente e soprattutto sicuro.
Scarica e diffondi la locandina