Settembre 2006
Parte bene il presidio organizzato a Roma Termini
Ieri, 19 settembre è iniziata la settimana di presidio (vedi notizie dello
stesso mese) per la sicurezza nel trasporto
ferroviario, che si concluderà il 23 settembre. Proprio all'uscita della
stazione Termini, di fronte al piazzale dei Cinquecento, il "pulmino della
solidarietà" ai licenziati ed a tutti quelli che vogliono reagire allo stato
di "insicurezza" delle ferrovie italiane ha catalizzato l'attenzione di
tanti ferrovieri e comuni cittadini, accorsi in massa a sentire con le
proprie orecchie le ragioni dell'iniziativa. Tanti coloro che, incuriositi
dal frastuono e dall'allegria - nonostante tutto! - che ha già
caratterizzato il "presidio", si sono soffermati per ascoltare e capire come
sia ancora possibile che un'azienda
licenzi
coloro che, in fondo, la mettono in guardia dal mettere in pericolo i propri
dipendenti ed i viaggiatori, che poi sono la ragione stessa di esistere
della stessa ferrovia. Molti i pendolari che hanno animato la giornata,
alcuni dei quali avrebbero firmato di tutto pur di dimostrare la loro
solidarietà a Dante De Angelis - presente ed attivo per tutta la
giornata (ci sarà anche nei prossimi giorni) - ed ai licenziati di Report.
Alla banchetto allestito davanti alla stazione, si è presentato anche il
Presidente della Commissione Trasporti alla Camera on. Pagliarini (vedi
foto), il quale ha espresso la propria solidarietà ai ferrovieri colpiti dal
licenziamento da parte di Trenitalia. Pagliarini è stato incalzato dalle
domande di Ezio Gallori, storico animatore di "ancora In Marcia!" e di tante
battaglie in ferrovia. Folta la delegazione dei ferrovieri della Toscana,
accorsi a dare il loro contributo all'iniziativa. Domani toccherà ai
ferrovieri di Genova.
Accorrete in massa!
IL RIMPASTO FERROVIARIO E' SERVITO !
LO SCORPORO DI TRENITALIA IN HOLDING SI TRADUCE CON UNO SPEZZETTAMENTO VERO:
LA POLPA (VIAGGIATORI DI QUALITA') SARA' VENDUTA SUL LIBERO MERCATO (BORSA)
L'OSSO, (VIAGGIATORI DI BASSA QUALITA' E PENDOLARI) ALLO STATO ED ALLE
REGIONI
LO SCARTO (MERCI) SI LASCIA MORIRE IN BARBA AL COSIDDETTO "RIEQUILIBRIO
MODALE" DI CUI TUTTI PARLANO
FERROVIE: TRENITALIA, PRONTO RIASSETTO MORETTI, ESCE TESTORE
(ANSA) - ROMA - Conto alla rovescia per il riassetto dei vertici di
Trenitalia, con l'uscita dell'amministratore delegato Roberto Testore. Al
suo posto dovrebbe andare Luigi Lenci, dalla Direzione finanze. Sarebbe
pronto infatti, secondo indiscrezioni, il nuovo organigramma per Trenitalia,
la strategica societa' di trasporto del gruppo Ferrovie. Sul riassetto
avrebbe lavorato in queste settimane il nuovo amministratore delegato Mauro
Moretti, alla guida della holding Fs insieme al presidente Innocenzo
Cipolletta, dall' 8 settembre scorso. Amministratore delegato e consiglio di
amministrazione di Trenitalia sono scaduti a fine maggio scorso e non sono
mai stati rinnovati. In settimana potrebbe tenersi l'assemblea degli
azionista per varare il nuovo assetto a firma Moretti. Al posto di Testore,
viene indicato in pole position Luigi Lenci, attuale responsabile della
direzione generale finanza, controllo e partecipazione, succeduto
nell'incarico a Maurizio Basile, attuale ad di Adr. La candidatura di
Vincenzo Soprano, direttore delle strategie dell' era Cimoli, circolata nei
giorni scorsi sembrerebbe invece in discesa. Il progetto di Moretti
punterebbe anche a modificare l'attuale struttura di Trenitalia, disegnata
come una piccola holding speculare ad Fs e ramificata nelle tre Divisioni
Trasporto, Trasporto regionale e Cargo. Il riassetto, a quanto si apprende,
prevede invece l'alleggerimento della struttura centrale a favore di un
rafforzamento delle Divisioni. Luisa Velardi, della divisione Trasporto
regionale di Trenitalia, dovrebbe andare alla guida della Divisione Treni,
Gianfranco Laguzzi alla Regionale, Giuseppe Smeriglio al momento verrebbe
riconfermato alla Divisione Cargo. (ANSA). BRB
© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 19/09/2006 20:00
Meno sprechi, più servizi: le FS cambino pagina
INTERVENTO DOPO LE NOMINE DI CIPOLLETTA E MORETTI
L’ingegner Elio Catania, presidente e amministratore delegato delle
ferrovie, è stato sostituito. Per molti anni Catania ha brillantemente
rappresentato l'Ibm in Italia, ma non credo che guidare una holding pubblica
complessa facesse per lui.
Negli ultimi anni FS s.p.a. non è riuscita ad esprimere in modo autorevole
una strategia seria e credibile. La qualità del servizio è peggiorata
vistosamente in termini di puntualità, comfort, pulizia. L’impressione
diffusa è quella di un’azienda invecchiata, poco proiettata verso il futuro,
sommersa giorno dopo giorno dalla necessità di rappezzare i guasti. Sono
esplose le perdite di bilancio (nel 2005 Trenitalia ha perso 632 milioni e
ne perderà più di 1.500 nel 2006). Molti costi sono cresciuti senza produrre
visibili miglioramenti (i soli contratti di pulizia sono aumentati più del
30%). Si è aggravata la crisi del trasporto merci e delle spedizioni
internazionali.
Adesso gli italiani hanno tutto l’interesse a fare gli auguri più sinceri al
nuovo presidente Enzo Cipolletta e al nuovo amministratore delegato Mauro
Moretti. Si sono presi una bella rogna. Segno che non mancano di coraggio e
meritano di lavorare in pace con il sostegno del Parlamento e del Governo.
Dal loro successo non dipenderà solo il comfort, la puntualità e la
sicurezza delle nostre ferrovie. Dipenderanno anche il lavoro di milioni di
pendolari, la qualità dell’ambiente, la forza competitiva del nostro
turismo, le chance di sviluppo economico del paese.
Qualche anno fa le Ferrovie dello Stato sono state trasformate in una s.p.a.
di diritto privato con notevoli vantaggi gestionali. Ma non per questo sono
diventate una società “privata”: il loro capitale è interamente pubblico,
godono di finanziamenti pubblici ed hanno la responsabilità di un pubblico
servizio.
A Cipolletta e a Moretti non si chiedono, quindi, solo buoni risultati in
termini di bilancio e conto economico. Si chiede anche una strategia
generale credibile con obiettivi trasparenti, ben definiti nei tempi e nei
costi. Tanto per fare un esempio, non deve più ripetersi lo scandalo (non
ancora chiarito) dei lavori per l’alta velocità Roma-Napoli dove tra
convenzioni, atti integrativi, addenda, accordi, appalti, subappalti,
varianti in corso d’opera, contestazioni, riserve, liti e successive
composizioni amichevoli, i tempi sono più che raddoppiati e i costi sono
cresciuti senza controllo.
Su alcuni nodi del servizio ferroviario una parte (numerosa) del Parlamento
si aspetta scelte chiare. In particolare:
Una sola persona non può fare contemporaneamente il presidente e
l’amministratore delegato di una holding come FS s.p.a. che, tra l’altro,
non ha e non deve avere compiti operativi. Male ha fatto, quindi, il governo
Berlusconi a concentrare i due incarichi nelle mani dell’ingegner Catania. E
bene ha fatto Romano Prodi a dividerli.
Se Moretti sarà il capo della holding, è quindi essenziale sapere come il
consiglio di amministrazione dividerà le principali deleghe tra lui e il
presidente Cipolletta. Perché, questo è il punto, se tutti i poteri
dovessero restare all’amministratore delegato, lo sdoppiamento delle cariche
non servirebbe a nulla.
Le liberalizzazioni sono un cavallo di battaglia del governo Prodi. Se le
ferrovie italiane non vogliono fare la fine delle autostrade (dove una
privatizzazione affrettata ha soppresso un monopolio pubblico e lo ha
sostituito con lucrosissimi monopoli privati) bisogna che Cipolletta e
Moretti adeguino rapidamente l’azienda alle indicazioni dell’Unione Europea
e ne preparino la liberalizzazione. Prima di tutto separando la proprietà
della rete da quella del servizio e, di conseguenza, sopprimendo la costosa,
ingombrante e neanche molto utile holding FS s.p.a.
Forse è il caso che il Governo confermi questo obiettivo a Cipolletta e a
Moretti così che loro possano rendere noto anche al Parlamento di quanto
tempo hanno bisogno per darvi attuazione.
In un’azienda come FS i tempi tra le decisioni e i risultati sono
necessariamente molto lunghi per cui se si vuole capire come saranno le
ferrovie italiane del futuro bisogna aver chiaro “come” oggi vengono
impiegate le risorse.
Tra l’appalto di opere e l’acquisto di beni e servizi, le Ferrovie dello
Stato s.p.a. sono il più consistente committente del nostro paese ed uno dei
maggiori, se non addirittura il maggiore, d’Europa.
Si tratta di commesse di elevatissimo valore economico per l’ampliamento,
l’ammodernamento e la manutenzione della rete, per l’acquisto di nuovi
treni, per lo sviluppo tecnologico, per attività di progettazione, per la
manutenzione, la pulizia e l’igiene delle carrozze, per il marketing, per la
valorizzazione del patrimonio immobiliare.
Dal modo con il quale le nuove FS affronteranno il nodo degli appalti, da
come faranno le gare, dalla cura che metteranno nella stesura dei contratti,
si potrà verificare con quale sensibilità tengono conto della natura
pubblica delle loro funzioni.
Cipolletta e Moretti, se vogliono cambiare pagina, debbono informare il
Parlamento sugli appalti in corso e sui nuovi appalti previsti per i
prossimi cinque anni. Debbono far sapere come intendono impedire che il
fenomeno del subappalto e del sub-subappalto degeneri sino a divenire una
delle cause più vistose dell’aumento del costo delle opere, dei vizi delle
realizzazioni e, talvolta, persino del malaffare. Debbono informare su quali
prudenze contrattuali useranno per rafforzare la posizione di FS nei
frequenti contenziosi che la vedono parte.
Senza controlli esterni (oggi, in pratica, FS i controlli se li fa in casa)
e senza adeguate sanzioni le ferrovie non raggiungeranno mai l’efficienza.
Il contratto con cui lo Stato affida a FS il servizio ferroviario deve
prevedere i target che l’azienda è tenuta a rispettare in termini di
sicurezza del trasporto, puntualità, frequenze, comfort, pulizia, igiene.
Questi obiettivi per essere credibili non possono consistere in vaghe e
generiche indicazioni. Debbono essere molto precisi. E per ogni violazione
debbono essere previste sanzioni di entità proporzionata e di applicazione
immediata.
Per il governo di centro sinistra di Romano Prodi le Ferrovie dello Stato
possono, anzi debbono, essere un importantissimo strumento di politica
sociale.
Perché ciò sia possibile occorre che i treni per i pendolari, i lavoratori e
gli studenti, non continuino ad essere la vergogna che sono, con corollario
di proteste, occupazione dei binari, scioperi.
Ogni anno la legge finanziaria assegna ad FS consistenti finanziamenti
pubblici. È necessario che nella stessa legge sia indicato quanta parte
delle risorse debba (non possa, debba) essere destinata allo sviluppo,
l’ammodernamento e la manutenzione del servizio ferroviario locale.
Il principale buco nero del conto economico delle ferrovie italiane è il
cattivo rendimento del trasporto merci che, in fondo, è l’unico servizio che
le ferrovie offrono in condizioni non di monopolio, ma di concorrenza con il
trasporto su strada, per mare, per aereo. In Italia il trasporto merci su
ferrovia non cresce da anni. Anzi, la quantità di merci trasportate e il
relativo fatturato diminuiscono.
Quali misure di ristrutturazione i nuovi amministratori di FS intendono
adottare per invertire questo trend negativo?
Ed inoltre, come ritengono che possano essere meglio valorizzati i treni
Eurostar e l’alta velocità che, all’interno di Trenitalia, costituiscono
un’area di business particolarmente pregiata, in grado di produrre profitti
molti consistenti?
Negli ultimi anni FS ha licenziato alcuni lavoratori colpevoli d’essersi
lasciati intervistare (dalla Rai) o d’aver protestato (forse in modi non
ortodossi, ma certamente con molte buone ragioni) per l’uso del pedale “uomo
morto”. Un’azienda come FS, se vuole risolvere i propri drammatici problemi,
deve saper parlare con i propri dipendenti, discutere con loro, cercare di
capirne la protesta. Non punirli con il licenziamento.
Il nuovo management delle ferrovie riassuma il personale licenziato e lo
reintegri nei compiti cui era addetto al momento del licenziamento.
Una domanda per il nuovo capo della holding FS, l’ingegner Moretti.
Moretti è stato scelto per guidare le ferrovie italiane perché
professionalmente è nato in ferrovia, conosce l’azienda come pochi e da
moltissimi anni occupa posizioni di vertice, ne è uno dei massimi capi.
Tutte considerazioni positive, che fanno ben sperare che i risultati della
“cura” Moretti possano essere immediati, senza aspettare un periodo più o
meno lungo di “ambientamento”.
Ma cos’ha da dire l’ingegner Moretti sugli ultimi anni delle ferrovie
italiane, sulle scelte gestionali cui ha assistito e, molto probabilmente,
ha lealmente collaborato? Cosa ha condiviso Moretti della gestione Catania e
cosa no? Quali decisioni diverse avrebbe preso?
A un professionista esperto come l’ingegner Moretti l’opinione pubblica
italiana e il Parlamento chiedono d’essere aiutati a capire come sia stato
possibile che le nostre Ferrovie siano tanto degradate, il servizio sia così
scaduto, l’utenza sia perennemente e motivatamente insoddisfatta.
E si aspettano anche di sapere cosa dovrà cambiare, quali innovazioni
strategiche e gestionali il nuovo capo della holding FS introdurrà per
modificare il tran tran di una società pubblica che è diventata emblematica
della crisi, dei ritardi e delle difficoltà del nostro paese.
Luigi Zanda Vicepresidente dei Senatori dell’Ulivo
Articolo pubblicato su “IL RIFORMISTA” del 9 settembre 2006 (quotidiano
della Margherita)
SETTIMANA DI PRESIDIO ORGANIZZATO ALLA STAZIONE TERMINI
18 - 23 settembre 2006
L'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri, il Comitato di Solidarietà con i
licenziati e la rivista dei macchinisti, "Ancora IN MARCIA!" intendono
promuovere una iniziativa pubblica per illustrare e divulgare ai
viaggiatori, ai rappresentanti istituzionali ed agli organi di stampa le
gravi inadempienze delle FS in materia di sicurezza.
Mentre la qualità e la sicurezza del trasporto ferroviario diminuiscono, si
inasprisce l'atteggiamento di sfida dell'azienda FS, non più soltanto contro
i ferrovieri ma ormai anche nei confronti delle Autorità: ignora i
pronunciamenti parlamentari, decine di provvedimenti delle ASL contro l'Uomo
Morto, calpesta il Sindacato e importanti accordi nazionali di settore,
ignora le sentenze di condanna del Giudice del Lavoro, licenzia per
ritorsione i lavoratori e i delegati sindacali che denunciano insicurezza,
crea consapevolmente le condizioni per l'aumento della conflittualità nel
settore.
Chiediamo a tutti i ferrovieri, ai delegati RSU e RLS, alle Organizzioni
sindacali di categoria, nazionali e regionali ed alle associazioni di
aderire e dare il proprio contributo organizzativo per la riuscirta
dell'iniziativa.
I delegati RSU/RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri
Seguiranno ulterioni informazioni.
Roma, 24 agosto 2006