Novembre 2006
SALVIAMO LE FERROVIE !
UN BENE COMUNE A 20 ANNI DA UNA RIFORMA FALLIMENTARE
Un bilancio sociale, politico ed economico sulla gestione di un
patrimonio collettivo
Roma, 1 dicembre 2006 - ore 10:00
Centro Congressi Cavour - Via Cavour, 50/a
(a 100 metri dalla Stazione Termini) dalle 10,00 alle 16,00 circa.
La rivista "ancora IN MARCIA !" a seguito delle gravissime
dichiarazioni rilasciate dai principali dirigenti FS sul presunto
rischio di fallimento e di chiusura delle ferrovie, ritiene urgente
aprire un dibattito pubblico su un tema che direttamente ed
indirettamente riguarda milioni di cittadini e centomila famiglie di
ferrovieri. Intendiamo lanciare un appello al Paese per la
salvaguardia del servizio pubblico di trasporto ferroviario messo in
pericolo da una riforma che è risultata fallimentare, da scelte
politiche miopi e da una gestione "manageriale" approssimativa e del
tutto inadeguata.
Relazione di Riccardo Petrella (studioso dei problemi di gestione
dei servizi e dei beni comuni)
Parteciperanno: parlamentari, associazioni di utenti, sindacalisti,
pendolari e ferrovieri.
Il servizio ferroviario - oltre ad essere il nostro lavoro - è un
elemento determinante per lo sviluppo e la vita civile di una
nazione. Siamo fortemente preoccupati sia per le reali difficoltà
finanziarie che attraversa l'azienda ma anche per l'atteggiamento
disfattista che i massimi dirigenti stanno adottando per mettere in
qualche modo sotto ricatto l'opinione pubblica, il Parlamento, il
Governo, il Sindacato, i viaggiatori e tutti i lavoratori
interessati.
Da 150 anni le ferrovie rappresentano un motore ed un moltiplicatore
di ricchezza e di progresso economico sociale e culturale.
Rappresentano tuttora il terreno di sfida delle nuove tecnologie e
di un nuovo modello di sviluppo compatibile. Alle minacce di
fallimento i ferrovieri reagiranno con forza per ostacolare questo
disegno torbido e denunciare tutte le responsabilità derivanti dalle
scelte sbagliate compiute in questi ultimi anni.
Lo scopo dell'iniziativa è quello di sostenere e rilanciare il
dibattito contro il degrado dei servizi pubblici e tracciare il
bilancio in termini sociali, oltrechè economici, della riforma
avviata nel 1986. Sono di estrema attualità le difficoltà delle FS
non più soltanto sul piano della sicurezza e della qualità ma anche
su quello contabile e finanziario. E’ urgente riportare l’attenzione
della politica anche su questi aspetti del servizio pubblico,
altrimenti lasciati alle lobby tecnocratiche.
Ferrovie al capolinea
di Alessandra Valentini
Roma 15 novembre 2006 - "Siamo al capolinea", si potrebbe riassumere
così il discorso tenuto ieri dall'amministratore delegato di
Trenitalia, Mauro Moretti, davanti alla Commissione Lavori Pubblici
del Senato. "Siamo sull'orlo del fallimento. Per Trenitalia la
ricapitalizzazione è assolutamente necessaria", un vero allarme
mettendo le mani avanti. Prodi rassicura o quasi: "Dobbiamo
provvedere; e' un rischio grosso". Certo è che l'Italia senza treni
non è pensabile. Secondo Moretti e Cipolletta per risollevare le
nostre ferrovie ci servirebbero circa 6 miliardi di euro, dei quali
tre e mezzo servirebbero per il completamento dell'Alta Velocità.
Come fare? Dove risparmiare? Di chi è la colpa? Intanto vediamo come
sono andate le Fs negli ultimi anni, durante i quali Moretti era a
capo di Rfi e Cipolletta si occupava di Confindustria. Venti anni fa
nelle ferrovie c'erano 216128 dipendenti e 658 dirigenti, oggi i
dipendenti sono scesi a 97.600 ma i dirigenti sono raddoppiati,
raggiungendo il numero di 1200. Anche la linea ha subito un
ridimensionamento, passando da 16.183 chilometri a 15.915 e le
tratte a binario unico (da eliminare per ovvi motivi di sicurezza)
sono rimaste le stesse da 20 anni a questa parte, sono il 61% del
totale. In compenso se nel 1985 gli utenti del treno erano l'11,5%
oggi i "clienti" di Trenitalia sono il 9%. Ma qualcosa è stato
fatto, si è pensato ed investito sull'Alta velocità, opera faraonica
che si rivolge ad utenti di nicchia; peccato però che il trasporto
pendolari che rappresenta circa il 65% di tutto ciò che si muove sui
treni sia trattato come la ruota di scorta delle ferrovie. Zecche,
treni sporchi, troppo caldi o troppo freddi, porte che non si
aprono, bagni inutilizzabili, capotreni introvabili perché devono
fare compagnia all'unico macchinista rimasto in cabina, ma
soprattutto treni mai puntuali, a volte poco sicuri, stazioni chiuse
e abbandonate. Questo è quello che quotidianamente vedono e vivono i
viaggiatori (lavoratori e studenti), però quando scendono nelle
grandi stazioni vengono travolti da un gran numero di schermi al
plasma - a Roma Termini uno per ogni colonna, quindi un maxischermo
ogni due metri - che trasmettono rumorosissime pubblicità. Tante
pubblicità ma pochi e spesso sbagliati annunci.
In questo quadro già di per sé drammatico, i quasi nuovi vertici
delle Ferrovie lanciano un allarme, paventano l'ipotesi di "portare
i libri in Tribunale". Anche qui si tratta della cronaca di una
morte annunciata, tanta sorpresa per nulla, e poi Moretti il polso
della situazione già lo aveva, ricoprendo negli ultimi anni il ruolo
di amministratore delegato di Rfi. Ma in questi anni abbiamo
assistito a sperperi sul management e tagli sui lavoratori, gli
unici che possono assicurare efficienza e sicurezza del servizio, ci
si trova in queste condizioni. A vent'anni dalle privatizzazioni si
registra un peggioramento della qualità del servizio, che si
vorrebbe nascondere con lo specchietto per le allodole dell'Alta
Velocità; la sicurezza si è abbassata; si è appaltato,
"spacchettato", diviso, il patrimonio immobiliare è stato svenduto.
Ma qual è il piano industriale? E più in generale si può pensare di
risanare le ferrovie "coprendo" il buco in bilancio e completando
l'Alta Velocità? L'idea di investire veramente sulla rotaia,
decongestionando le nostre strade dal trasporto merci e dalle auto
private e arginando la piaga dell'inquinamento, non sembra un'idea
così rivoluzionaria, ma in pochi ne parlano e con timidezza e senza
convinzione. Eppure se pensiamo che solo il 9% di chi si sposta
sceglie il treno si capisce che c'è una terreno immenso da
conquistare. Intanto però in questi anni si sono susseguite
finanziarie che hanno tagliato fondi ai treni ed hanno cercato
incentivi per la "gomma". Non immune nemmeno la finanziaria 2007 in
via di approvazione che prevede incentivi per l'acquisto degli
scooter e per la rottamazione delle auto.
È evidente che il problema è complesso ma quando si parla di
ferrovie non si può non pensare che parliamo di un servizio pubblico
essenziale e strategico, che in quanto tale deve tenere insieme le
ragioni del "mercato" e quelle, appunto, del servizio pubblico.
Rimane sempre attuale la massima di Andreotti che diceva: "Ma come
si può pretendere che non sia in deficit un servizio pubblico? Come
si possono fare economie a scapito della manutenzione e della
sicurezza?". Il punto è proprio questo, un servizio pubblico ha
costi e vantaggi sociali non quantificabili esclusivamente in
termini di denaro, ed in più la natura di tale servizio (che può
essere paragonato a quello della sanità) dovrebbe rendere alcuni
settori - manutenzione e sicurezza - intoccabili. Insomma la
sicurezza c'è o non c'è, e se si taglia un po' qua un po' la
sicurezza diminuisce, fino a diventare, come in più occasioni ha
ricordato Ezio Gallori, da "assoluta" a "probabilistica". Un vero
ossimoro, che però in termini statistici e di regole di mercato può
anche pagare: cioè, ad esempio, due morti in più all'anno a fronte
di un abbattimento dei costi del 30% è un prezzo che si può pagare?
La risposta la deve dare la politica e lo Stato. La mia sarebbe
ovviamente no.
«Trenitalia
è sull'orlo del fallimento»
Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie: «Ricapitalizzazione
necessaria, ci siamo svenati»
ROMA - «Siamo sull'orlo del fallimento. Per Trenitalia la ricapitalizzazione
è assolutamente necessaria». Così l'amministratore delegato delle Ferrovie,
Mauro Moretti, ha spiegato la situazione finanziaria in cui versano le Fs
alla commissione Lavori pubblici del Senato nel corso di un'audizione.
PRODI: «PROVVEDEREMO» - «Dobbiamo provvedere, ma ho già detto chiaramente
che si sono lasciati 6 miliardi per le infrastrutture ferroviarie», ha
replicato il premier Romano Prodi da Algeri, dove si trova in visita di
Stato. «Il mondo non finisce con la Finanziaria».
RISCHIO CRAC - In particolare, Moretti ha sottolineato la grave situazione
di Trenitalia con uno sbilancio per il 2006 di 1,7 miliardi e che fa
ritenere «indispensabile» una ricapitalizzazione della società. Altrimenti,
ha detto Moretti, «corriamo il rischio di portare in tempi brevi i libri in
tribunale». E ha aggiunto: «Se lo Stato decide di tagliare i trasferimenti
può farlo, ma deve decidere a quali servizi rinunciare». Il primo problema,
ha spiegato Moretti ai senatori della commissione, «è che ci siamo trovati
di fronte con la precedente Finanziaria a un azzeramento dei trasferimenti
di cassa per il 2006 e con un definanziamento degli investimenti di
competenza. Ciò ha determinato uno squilibrio enorme. Credo non fosse mai
successo prima». «Ci siamo svenati - ha detto ancora Moretti - non abbiamo
più risorse, lo sbilancio finanziario verso terzi è tale che non ci permette
di andare avanti con l'indebitamento. Non abbiamo le spalle grosse. Gli
immobili li abbiamo già venduti tutti, ci sono altre aree ma dobbiamo farle
maturare e lavorare con gli enti locali perché non possiamo regalarle».
ROSSO DA 1,7 MILIARDI - Moretti ha poi ribadito le cifre già diffuse nelle
scorse settimane. «Abbiamo avuto un taglio enorme al contratto di servizio
di 600 milioni, 500 per Rfi e 100 per Trenitalia. Per Rfi è il terzo anno
consecutivo di minori trasferimenti. Questo è un elemento di insostenibilità
nel rapporto tra Stato e azienda. A questo si aggiunge la situazione di
Trenitalia che è molto grave. Ha fornito serivizi, ma non ha ricevuto il
pagamento dovuto. Sono aumentati i costi operativi per la manutenzione e i
servizi in outsourcing e lo sbilancio previsto in corso d'anno è pari a 1,7
miliardi. Per questo è indispensabile la ricapitalizzazione pena portare i
libri in tribunale in tempi non lunghi, ma brevi».
(fonte: www.corriere.it)
14 novembre 2006
FS: CONFERMATO SCIOPERO CONTRO I LICENZIAMENTI, 24 ORE IL 2 E 3 DICEMBRE.
Roma, 11 novembre 2006 - "Uno sciopero contro il mancato reintegro dei
nostri compagni di lavoro ingiustamente licenziati per aver partecipato alla
trasmissione Report, per ottenere la definizione di un calendario per lo
smantellamento dell'Uomo Morto ed a sostegno della vertenza sicurezza". I
Delegati RSU ed RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri confermano lo
sciopero di 24 ore, dalle 21 di sabato 2 alla stessa ora di domenica 3
dicembre, "per protestare - si legge nella nota - contro il mancato rispetto
dell'impegno solenne assunto dall'a.d. Mauro Moretti nell'ottobre scorso per
la loro riassunzione. Le FS continuano ad ignorare finanche la risoluzione
parlamentare della IX Commissione parlamentare trasporti e i pronunciamenti
della magistratura che hanno ritenuto ingiusti ed illegittimi questi
licenziamenti. Inoltre, dopo le innumerevoli contravvenzioni comminate a
Trenitalia ed RFI dalle ASL e dall'Ispettorato del Lavoro di Roma e il
riconoscimento, addirittura da parte della stessa azienda, dell'inutilità
del famigerato pedale dell'Uomo Morto, è inammissibile che i macchinisti
ancora oggi siano costretti a pedalare ossessivamente sul diabolico
dispositivo ancora presente su moltissimi treni. Su questi temi siamo
determinati a proseguire la nostra vertenza ed attuare, se necessario, le 72
ore di sciopero già decise, nel rispetto della legge". Per le ferrovie
italiane, oltre ai noti problemi finanziari si preannuncia una stagione di
forte conflitto; il progetto aziendale di ridurre l'equipaggio ad un solo
macchinista, trova infatti la ferma opposizione dei diretti interessati,
secondo i quali "ridurrebbe sensibilmente i margini di sicurezza del
trasporto ferroviario facendoci perdere il primato della sicurezza che oggi
vantiamo rispetto alle altre reti europee. La concorrenza all'Europa -
proseguono i delegati - la vogliamo ma sulla sicurezza, sulla qualità e
sull'efficienza del servizio e non sulla pelle di viaggiatori e lavoratori".
I delegati RSU/RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri.